Le opere di Gino Berardi da sabato in mostra a Girona

9 Maggio 2018

MONTESILVANO. Le opere di Gino Berardi arrivano in Spagna. L’artista montesilvanese di adozione esporrà a Girona, dal 12 al 20 maggio, in occasione del Festival internazionale dei Fiori. Dopo aver...

MONTESILVANO. Le opere di Gino Berardi arrivano in Spagna. L’artista montesilvanese di adozione esporrà a Girona, dal 12 al 20 maggio, in occasione del Festival internazionale dei Fiori. Dopo aver portato le sue mostre personali a Parigi, Londra, Rochester, Barbados, Svizzera, Germania, Russia, è pronto a una nuova avventura.
«Esporrò alla Corsaro Boutique Gallery», spiega Berardi. «Sono stato invitato da un mio ex alunno, Alessio Corsaro, imprenditore della ristorazione a Girona. Quest’anno festeggia il decennale della sua attività. Per l’occasione ha voluto organizzare una mia mostra personale, inserita nel cartellone di questo celebre festival». In mostra 25 tele che ripercorreranno il suo percorso artistico, dall’impressionismo del primo periodo all’astratto. «Una delle opere sarà donata, a fine esposizione, al Museo d’Arte di Girona» annuncia. Tra i pezzi in mostra ce ne sono alcuni realizzati ad hoc per il Festival dei Fiori. «C’è, ad esempio un quadro astratto con immagini floreali e la bandiera della Catalogna, per omaggiare la città che mi ospita». Immancabili i pezzi astratti dedicati alla storia del cocktail, con protagonisti i galli, che rivive in numerose opere dell’artista abruzzese. Cocktail, ossia “coda di gallo”. Una storia ambientata in America e legata al combattimento tra galli. «Il vincitore, che non si aspettava di dover dare da bere a tanta gente, mischiò una serie di bibite, succhi e liquori nello stesso recipiente. Unì ghiaccio e creò un drink colorato. Per questa nuova bevanda serviva un nome. Gli suggerirono di chiamarla, appunto, coda di gallo», racconta il pittore. «Al museo di Girona donerò proprio un’opera su questo tema, con un altro simbolo della Catalogna: il nastrino giallo, con cui hanno chiesto la liberazione dei prigionieri politici».
Rosa Anna Buonomo