Le tante rotte dai Balcani e la scoperta dell’Abruzzo

12 Aprile 2017

Un albanese già condannato racconta: «Diversi percorsi per aggirare i pericoli e cercare di consegnare sempre la merce, ma i controlli ci sono sempre»

GIULIANOVA. Le rotte della droga incrociano storie e destini. Quelli di chi vende, quelli di chi compra, quelli di chi muore. Perchè, raccontano da anni i rapporti nazionali sul narcotraffico, «l’Italia grazie alla sua baricentrica posizione nel Mar Mediterraneo e ai suoi 8mila chilometri di coste rappresenta una delle principali porte d'accesso delle droghe al vecchio continente». Perchè le multinazionali del narcotraffico nei Balcani continuano a prosperare seguendo le rotte, termine preso in prestito dalla navigazione aerea e navale, più disparate. «E in questa geografia», racconta un investigatore, «l’Abruzzo comincia ad avere un suo posto».

La cronaca degli ultimi anni racconta di itinerari sempre diversi e di corrieri sempre meno improvvisati. Come Agron, albanese di 51 anni, arrivato nel Teramano ormai da tempo e con alcune condanne per droga nel passato. «Tutte condanne già scontate» tiene a precisare. Perchè Agron, originario di un paesino vicino a Tirana, conosce rotte e spostamenti. «Anche se da tempo ho smesso tutto», dice, «perchè ora ho una figlia e voglio essere un bravo papà».

Racconta che la prima volta che è stato bloccato aveva appena ritirato un carico da alcuni connazionali che lo avevano portato da Tirana. «Marijuana», dice, «perchè ci sono tempi di trasporto diversi per le droghe. Un conto è la marijuana, un conto è l’eroina. Prima ognuno trattava una cosa, ma oggi sembra che molte cose siano cambiate. Quella volta erano sbarcati in Puglia e poi arrivati all’appuntamento con me che avrei dovuto consegnarla a chi doveva venderla». Itinerari sempre diversi che, ad un primo esame, possono apparire lunghi e antieconomici. Ma in realtà con meno rischi. «Quando ci si muove», continua, «ci si muove sulla base di indicazioni ben precise con percorsi che sono già stati provati tante volte proprio per capire il rischio che si corre. A volte si fanno dei giri che, agli estranei, possono sembrare davvero assurdi. Ma proprio questo può servire a giungere a destinazione senza incorrere in posti di blocco e nei controlli che sono sempre serrati. Perchè l’obiettivo è consegnare la merce». La storia si ripete con rotte diverse e approdi diversi. L’operazione a Fossacesia dimostra che oggi anche l’Abruzzo è diventata terra di sbarco per gommoni carichi di droga.(d.p.)

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