«Le tasse sono state pagate ma i servizi non ci sono»

24 Settembre 2015

PESCARA. «Proviamo a paragonare il bilancio del Comune a quello di una famiglia: fotografare la situazione dei conti in questo momento è come guardare al budget familiare subito dopo aver incassato...

PESCARA. «Proviamo a paragonare il bilancio del Comune a quello di una famiglia: fotografare la situazione dei conti in questo momento è come guardare al budget familiare subito dopo aver incassato lo stipendio e prima di aver pagato l’affitto, le bollette e saldato le altre scadenze».

Con una metafora attinta dalla vita domestica, i consiglieri comunali di centrodestra demoliscono punto per punto i risultati dell’operazione di risanamento finanziario annunciata sabato scorso dal sindaco Marco Alessandrini e dalla maggioranza Pd. In questa fase dell’anno il Comune ha incassato 32 milioni e 176 euro di tasse tra Tari, Imu, Tasi e Irpef aumentate ai massimi livelli, la metà del saldo complessivo che dovrà essere versato dai cittadini con l’ultima rata.

Ma a fronte di questa liquidità, la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale approvata a fine dicembre 2014 prevede il blocco temporaneo delle cosiddette spese in conto capitale, ossia tutti i costi che il Comune sostiene per progetti a lungo termine sul territorio e per la realizzazione di opere pubbliche.

Nel dettaglio si tratta di importi destinati all’acquisizione di beni immobili, espropri e servitù onerose, acquisto di beni specifici e utilizzo di beni di terzi per realizzazioni in economia, acquisizione di beni mobili, macchine e attrezzature tecnico-scientifiche, incarichi esterni, trasferimenti di capitale, partecipazioni azionarie, conferimenti di capitale, concessioni di crediti e anticipazioni. Tutte somme che dovranno essere saldate dal prossimo anno e che quindi andranno a ingrossare il fondo in giacenza nell’ufficio ragioneria.

«In sostanza», spiega il capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli, «è migliorata la situazione di cassa poiché i cittadini hanno pagato le tasse in tempi regolari, ma sono bloccate le uscite». In base agli ultimi dati aggiornati il 18 settembre scorso, il Comune ha incassato 10 milioni 367mila euro di Tari (al netto del 6% di evasione e a fronte di una previsione di entrata totale di 23 milioni 509mila euro: il 44% dei contribuenti ha saldato la prima rata, mentre si attende il saldo e il pagamento dell’altra metà), 14 milioni e 656mila euro di Imu (previsione di 30 milioni e 820 mila euro), 5 milioni e 288mila euro di Tasi (previsione di 10 milioni e 400mila euro) e 1 milione e 866mila euro di rimborso Irpef (previsione di 12 milioni 513mila euro).

«I pescaresi sono stati corretti», commenta Vincenzo D’Incecco (Forza Italia), «ma in cambio non hanno ricevuto alcun servizio». Gli atti in liquidazione giacenti all’ufficio ragioneria, ossia i mandati di pagamento, si sono ridotti da 32 milioni 307mila euro del 16 giugno 2014 a 13 milioni 915mila euro registrati l’8 settembre scorso (9 milioni 367mila euro relative a spese correnti e 4 milioni 548mila euro dovuti a investimenti).

«Ci ritroviamo commissariati a tutti gli effetti», sostiene Eugenio Seccia, «in quanto il centrosinistra con il piano di riequilibrio finanziario ha di fatto rinunciato a governare per manifesta incapacità».

«L’attività amministrativa» rincara la dose Guerino Testa (Ncd), «è completamente ferma e senza idee. Il monte investimenti è passato da 30 milioni a 3 milioni: questo vuol dire che i cittadini sono stati tassati al massimo e la città si trova allo sbando sulla manutenzione ordinaria e straordinaria».

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