Le truffe corrono sul web Arrestato un pescarese

23 Novembre 2017

Un 32enne finisce ai domiciliari: vendeva motori per imbarcazioni La merce non è mai arrivata agli acquirenti, che hanno sporto denuncia

PESCARA . Trentamila euro in un mese, “vendendo” online merce a prezzi stracciati, che, naturalmente, non è mai arrivata a casa dei destinatari.
Ai domiciliari è finito un pescarese di 32 anni, Manuel Ranghelli, che ora dovrà rispondere di truffa aggravata. A disporre la misura cautelare è stato il tribunale del riesame dell’Aquila, all’esito dell’attività d’indagine portata avanti dai carabinieri della compagnia di Pescara, diretta dal capitano Antonio Di Mauro, dalla stazione di Pescara e dal maresciallo Diego De Santis.
Tre gli episodi per i quali, attualmente, la Procura di Pescara procede nei suoi confronti, ma l’uomo è sospettato di decine di episodi analoghi.
Il sistema escogitato non è certo dei più originali, ma certamente continua a essere molto redditizio, se attraverso una serie di annunci sulla piattaforma “Subito.it”, clienti più o meno consapevoli di incappare in una truffa si sono lasciati abbindolare.
Il meccanismo per il quale il pescarese è finito agli arresti domiciliari parte dalla pubblicazione degli annunci: in vendita articoli vari, tra cui motori per motoscafi, cerchi in lega per autovetture sportive, smartphone e videogiochi. Ad attirare i potenziali acquirenti a caccia di “affari” su internet, il prezzo particolarmente basso degli oggetti messi in vendita. Le vittime delle truffe, a quanto pare, non si sono insospettite neanche di fronte alla richiesta di denaro, da versare a fiducia, attraverso il circuito delle ricariche su carte Postepay.
Ovviamente, i malcapitati che hanno denunciato l’accaduto non hanno mai ricevuto la merce ordinata. Fin qui nulla di nuovo, tant’è che viene da chiedersi come mai, in giro, ci sia ancora gente disposta a farsi prendere in giro e spillare soldi attraverso offerte improbabili.
La vera novità sta invece nel meccanismo attraverso il quale il trentaduenne sperava di passare inosservato. Le carte Postepay, prima o poi, portano all’individuazione dell’utilizzatore. E qui il colpo di “genio”: servirsi di carte Postepay intestate ad altri, a persone sempre diverse, secondo gli investigatori, che in cambio di pochi spiccioli hanno messo a disposizione i propri strumenti di moneta elettronica. Tra questi anche alcuni tossicodipendenti, tutti indagati.
Ed è stato proprio una Postepay ad aprire la falla che ha portato all’individuazione di Ranghelli.
Qualche tempo fa davanti ai carabinieri della stazione del capoluogo si è presentato un uomo che dopo aver effettuato un’operazione all’Atm di un ufficio postale, aveva dimenticato di ritirare la carta. Quando si è accorto di non averla, soltanto pochi secondo dopo, è rientrato nell’ufficio ma la tessera era sparita. Immediata la denuncia. Attraverso l’esame dei filmati delle telecamere di videosorveglianza, e dei movimenti successivi effettuati sulla carta, i carabinieri sono arrivati al trentaduenne.
L’uomo era già finito nel mirino degli investigatori, in passato, per una storia di case-vacanza in viale Pepe, affittate sempre online a ignari turisti che, armi e bagagli, erano partiti alla volta di Pescara convinti di poter trascorrere qualche giorno al mare.
Al loro arrivo, invece, si erano trovati di fronte gli sbigottiti proprietari degli appartamenti, mai posti in locazione.
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