Le vie della città piene di poveri Aperto il dormitorio con 21 ospiti

3 Gennaio 2021

Nella struttura comunale, aperta prima di Natale, ci sono 30 letti, 4 docce, la stanza Covid e una cuccia Norme rigide per gli ospiti: senza tampone non si entra. I nuovi indigenti sono ambulanti e badanti  

PESCARA. Avvolti nelle coperte con la testa nascosta tra le pieghe e alla curiosità dei passanti. Sono fagotti umani quelli schiacciati contro i muri della città, dalla stazione al salotto buono. Sono persone senza un tetto che dormono su marciapiedi ghiacciati, che sfidano il freddo gelido della notte. Ma al dormitorio comunale, caldo e accogliente con la colazione al mattino e le docce, non ci vogliono proprio andare. Uno di loro si è convinto a usufruire del riparo, solo dopo aver ottenuto dai volontari che si occupavano di lui, rassicurazioni su un rifugio sicuro anche per il suo cane. Ed ecco, quindi, che un benefattore ha acquistato e donato una cuccetta che al pianterreno della scuola-dormitorio ospita l’animale del clochard.
Anche nella notte di San Silvestro, con le restrizioni anti Covid in vigore, per strada c’erano solo loro, i resistenti. Quelli che respingono ogni invito dei volontari di strada della cooperativa On the road (coordinati da Massimo Ippoliti che si occupa anche della gestione del rifugio per i senzatetto ) a dormire nei letti comodi del dormitorio della scuola Michetti, organizzato dagli assessori Nicoletta Di Nisio e Adelchi Sulpizio, rispettivamente con delega all’Ascolto sociale e alle Politiche sociali, in collaborazione con la Caritas diocesana guidata da Corrado De Dominicis e con la mensa di San Francesco, diretta da Renato Paesano, in questo periodo aperta alla distribuzione dei pacchi viveri per le famiglie bisognose.
Sono 21, attualmente, gli ospiti del rifugio del Piano Freddo, aperto poco prima di Natale in via del Circuito, su 30 posti disponibili. Tre gli operatori in servizio tutta la notte, con compiti di sorveglianza e aiuto a chi ha bisogno. Nello stabile da poco ristrutturato, «sono state realizzate quattro nuove docce» annuncia l’assessore Di Nisio, che, «per ragioni legate alle restrizioni Covid, sostituiscono temporaneamente quelle tradizionali di via Gran Sasso». I locali «freschi di vernice e sanificati ospitano i senzatetto che sono risultati negativi ai tamponi Covid», precisa l’amministratore, «i test dovranno essere ripetuti anche il prossimo mese. Alcuni di loro, pescaresi e stranieri, non hanno ancora completato i tamponi e pertanto non possono ancora entrare nella struttura di accoglienza». Che rimane aperta dalle 19 fino al mattino. Entro le nove, dopo il riposo notturno, la doccia e la colazione, gli ospiti devono lasciare lo stabile dove sono vigenti rigorose misure di sicurezza legate alle prescrizioni contro la pandemia. Prima di entrare nei locali, disposti su due piani, vengono sottoposti alla misurazione della temperatura e hanno a disposizione anche una saletta anti Covid in caso di contagi dell’ultima ora. Di giorno, i senza fissa dimora raggiungono le mense della Cittadella dell’Accoglienza della Caritas per rifocillarsi con un pasto caldo, circondati dall’affetto di decine di volontari che si prendono cura di loro come fossero familiari.
Sono centinaia i bisognosi seguiti dalla Caritas, dai servizi sociali del Comune di Pescara, dalla mensa di San Francesco che quest’anno, per la prima volta dopo 34 anni di attività, non ha aperto al pubblico la sala dei pasti sempre per ragioni legate alle disposizioni anti Covid. Ma ha comunque effettuato la distribuzione di pacchi viveri alle famiglie indigenti. Il direttore della struttura, Renato Paesano, analizza la situazione e racconta di una povertà «che è cambiata negli anni. Certo ci sono sempre i senza fissa dimora che dormono per strada e sono sempre più giovani, ma i nuovi poveri sono soprattutto quelli che vivono di espedienti, che fanno lavoretti in nero». Purtroppo, però, la povertà legata alla pandemia «colpisce sempre più ambulanti che non possono vendere scarpe o abbigliamento ai mercati, badanti che non hanno anziani da accudire, famiglie con i figli che non sanno come sbarcare il lunario». Sono una quarantina gli ultimi e i bisognosi che ogni giorno bussano alle porte del centro di piazza San Francesco, fondato da Paesano nel 1986 insieme a padre Bonaventura Febbo. Negli anni, la mensa di San Francesco ha ospitato tante persone che per un improvviso rovescio della vita, hanno vissuto momenti difficili. Alcuni sono scomparsi di morte violenta, come una clochard trovata dilaniata dai felini. Altri, che un tempo erano stimati professionisti, ingegneri, architetti, impiegati di banca, ex dirigenti scolastici, docenti universitari, scienziati, politici, sono usciti dalla condizione di indigenza, ma prima hanno dovuto fare i conti con la vergogna e la perdita della dignità. Ne è passato di tempo da quel dicembre di 34 anni fa quando Paesano e padre Bonaventura fecero preparare lasagne e dolci per i 10 clochard che dormivano in stazione.