Legalità, degrado e servizi: Rancitelli interroga i candidati

5 Maggio 2019

Gli 8 aspiranti sindaci rispondono alle domande dei residenti nel campetto della chiesa Angeli Custodi Tra le proposte (e qualche frecciatina): abbattere il Ferro di cavallo e portare gli uffici comunali nel rione

PESCARA. «Non chiamateci quelli di Rancitelli, siamo cittadini di Villa del Fuoco». È il primo grido di dolore lanciato, agli 8 candidati sindaci, dai 150 residenti che ieri sera hanno affollato il campetto sportivo della chiesa Angeli custodi in via Lago di Posta. A farli scendere in campo è stato il neo comitato di quartiere, guidato da Francesca Di Credico, che si batterà per ricostruire, ironia della sorte, una “Nuova Rancitelli”. Al richiamo del battagliero avvocato, affiancata da Daniela Lariccia, Piero Rovigatti, Gabriella Mucci, Luigi Ruggiero, Roberta Silvestri, Fernando Scanu e Andrea De Fanis, hanno risposto tutti i candidati sindaco che hanno promesso ai cittadini di «aprire uffici del Comune nel quartiere» e di far «sparire» bombe sociali come il Ferro di cavallo e i palazzi Clerico.
I candidati, che non si sono risparmiati frecciate davanti a una platea di persone che hanno vergato le loro lagnanze su fogli trovati sulle seggiole, hanno avuto al massimo tre minuti di tempo per rispondere a quesiti brucianti per un quartiere-polveriera, come la sicurezza e la legalità, il verde e il decoro, il destino delle aree e degli edifici abbandonati dai proprietari e lasciati all’incuria.

Marinella Sclocco, candidata sindaco del centrosinistra e un passato politico nei consigli di quartiere, ha giocato in casa e ha esordito dando ragione ai presenti sul nome del quartiere. Poi si è concentrata sulle cose da fare: «Ricostruire i consigli di quartiere, riportare i vigili sulle strade, ricostituire le scuole, aprire l’ex cementificio alle start up, ridare il parco della Speranza, della Pace e dell’Infanzia alle associazioni, mettere i chioschi lungo gli argini del fiume, riaprire il centro sportivo Milesi».

Mirko Iacomelli, di Casapound, le ha risposto lapidario: «I quartieri non si possono ricostituire con una bassa soglia di abitanti». L’asticella dell’applausometro si è alzato quando Erika Alessandrini, candidata del M5S ha urlato: «Il Ferro di cavallo deve essere eliminato». Al suo posto «va realizzato un corridoio verde verso la Tiburtina». Carlo Masci, sostenuto da due liste civiche Pescara Futura e Amare Pescara, Forza Italia, Lega, Udc e Fratelli d’Italia, ha messo subito in chiaro che «questo quartiere ha bisogno di scelte drastiche, la vigilanza si fa molto con le telecamere». A crimine commesso, «i vigili non devono essere costretti ad andare in giro a chiedere informazioni». E alla Alessandrini ha mandato a dire ironicamente: «Non so se basta la Fata Turchina per risolvere il degrado, ma per demolire gli scheletri ci vogliono le ordinanze». Carlo Costantini, che pensa alla sua Grande Pescara, ha annunciato di voler «aprire gli uffici comunali nel quartiere due giorni a settimana» e non ha usato toni diplomatici sugli abusi edilizi: «Non saranno tollerate violazioni di chi lascia terreni e immobili in abbandono». Gianni Teodoro, non disegna programmi ma racconta ai presenti il «già fatto» attraverso i successi del «modello T», il modello Teodoro: «Dalla creazione del gruppo antidegrado Giona dei vigili urbani, che l’Italia ci prende ad esempio, al bando milionario per la videosorveglianza, al recente passaggio della gestione di 61 dei 65 parchi ad Attiva». E a proposito di rifiuti, il suo obiettivo è portare i livelli di raccolta differenziata «dal 42 al 70%». Masci gli ribatte che è «un’illusione» e il problema del verde «riguarda tutta la città». Stefano Civitarese, Coalizione civica, ha la ricetta per azzerare la mole di immondizia: i «centri del riuso e l’autocompostaggio». E quando prova a sostenere che gli edifici abbandonati «vanno requisiti e demoliti», Teodoro gli risponde che tali operazioni si fanno con «gli accordi di programma». «Demolire tutto e ricostruire col verde» è la parola d’ordine di Gianluca Baldini che ha annunciato una task force di «giardinieri per pulire il quartiere» che non si presidia «con le pistole in tasca».
Il campetto sportivo è stato addobbato con gli articoli del Centro sulle battaglie dei residenti dal 1988 ad oggi.