Legge sul “fine vita”: raccolte 8.100 firme «Basta sofferenza»

L’ex eurodeputato Cappato le ha consegnate ieri all’Emiciclo «Ognuno deve essere libero di esercitare la propria volontà»
L'AQUILA. «Vogliamo impedire che le persone siano costrette a sofferenze insopportabili contro la propria volontà». A piedi dalla Fontana Luminosa fino all'Emiciclo per consegnare oltre 8.100 firme raccolte a sostegno della legge regionale sul "fine vita". Ad accompagnare l'ex eurodeputato Marco Cappato, dell'associazione "Luca Coscioni", una piccola delegazione di volontari con indosso le magliette "Liberi subito". La petizione, avviata nelle scorse settimane, è stata consegnata in Consiglio regionale a supporto della proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio assistito. Erano necessarie 5mila firme, ne sono state raccolte già oltre 8mila. «È tra le prime volte in Abruzzo», ha dichiarato Cappato, «che si attiva lo strumento delle leggi di iniziativa popolare. Uno strumento a cui si ricorre per temi che i partiti e la politica preferiscono non affrontare. A questo punto, grazie alla grande partecipazione dei cittadini che rappresenta un segnale molto importante, dovranno farlo».
OBIETTIVO FINALE
Per Cappato «non bisogna mai perdere di vista l'obiettivo finale: non deve più accadere che delle persone malate siano costrette a subire sofferenze insopportabili contro la loro volontà. Questo è il punto», dice, «la libertà di scelta non è una questione ideologica, non si impone una scelta a qualcuno, ma bisogna lasciare che ognuno sia libero di esercitare la propria volontà. Con la disobbedienza civile, con la storia di dj Fabo, abbiamo già ottenuto che, a determinate condizioni, l’aiuto alla morte senza soffrire sia lecito. Questa legge di iniziativa popolare regionale che depositiamo in Abruzzo, grazie agli 8.116 abruzzesi che l’hanno sottoscritta, chiede che il sistema sanitario dia tempi certi nelle risposte ai malati». Alla raccolta di firme hanno lavorato gli attivisti dell’associazione "Luca Coscioni" e altre associazioni, che operano sul territorio affinché il cosiddetto "suicidio assistito" e la relativa legge di iniziativa popolare diventino realtà.
LEGGE IN CONSIGLIO
Ora a esprimersi sarà il Consiglio regionale. «Spero che le consigliere e i consiglieri regionali sappiano discutere, dibattere e decidere fuori dalle ideologie di fazione e schieramento», ha aggiunto Cappato, «per ascoltare le esigenze dei malati e impedire la tortura imposta a chi soffre, contro la propria volontà. E seppure si parla di "fine vita", questa non è la parola fine: siamo consapevoli che con oggi inizia una nuova fase, una battaglia per la civiltà e la libertà da combattere tutti insieme. La gente ormai è consapevole perché lo vive in prima persona. Non esiste famiglia italiana che non abbia vissuto l'esperienza di dover assistere un malato terminale. Lo hanno capito tutti che cosa significa: forse gli unici a non capire sono i capi dello Stato che non hanno avvertito l'urgenza di affrontare questo tema».
REFERENDUM NECESSARIO
La campagna di sensibilizzazione sul tema del suicidio assistito, portata avanti in tutta Italia e in Abruzzo dall'associazione Luca Coscioni, si è tradotta in una petizione per chiedere un referendum sul tema. «Un referendum necessario perché vengano stabilite delle regole certe, di libertà. Perché nessuno debba subire una condizione di sofferenza, di tortura, senza poter scegliere in autonomia, senza libertà. I capi politici hanno pensato che le loro paure fossero quelle della gente», incalza Cappato, «ma la gente ha capito che stiamo parlando di vita, non di morte. E non è un pretesto la divisione tra laici e cattolici: tantissimi cattolici hanno firmato perché si può anche scegliere cosa fare per se stessi e cosa non imporre agli altri». L'associazione "Coscioni" non si ferma qui: «Andiamo avanti per informare su leggi anche che ci sono, ma non vengono conosciute come quelle del testamento biologico. Molte persone raccontano della sofferenza estrema dei malati gravi, in condizioni terminali. Molti ci chiedono se ce la faremo o se qualcuno metterà i bastoni di traverso. Del resto, siamo in Italia».

