Legno, ferro, pietra Spoltore e il cuore «motore di tutto»

CHIETI. Sassi di fiume che, scolpiti, diventano Pietre Viventi. Poggiano sulle erme, come nell'antichità classica, qui un tronco di legno lasciato grezzo. E rivelano più di un volto in essi nascosto,...
CHIETI. Sassi di fiume che, scolpiti, diventano Pietre Viventi. Poggiano sulle erme, come nell'antichità classica, qui un tronco di legno lasciato grezzo. E rivelano più di un volto in essi nascosto, l'anima, riportata alla luce dall'artista. Lui è Paolo Spoltore, origini frentane e una intensa ricerca artistica alle spalle. Che oggi, superato il mezzo secolo di attività, si dispiega "sfrenata" e quanto mai creativa nel ritorno alla natura, al territorio e alla sua storia. Un approdo felice dopo la coraggiosa e tenace sperimentazione mai interrotta nei decenni, a partire dal '63.
I nuovi e originali esiti che il maestro abruzzese (Lanciano, 1946) si appresta a disvelare in anteprima al pubblico di conterranei, sono riuniti nella ricca mostra-omaggio a lui dedicata dalla Camera di commercio di Chieti "Una vita per l'arte". L'inaugurazione sabato 14, alle 18, negli spazi della Bottega d'Arte, su corso Marrucino. La personale si presenta articolata in 5 sezioni: Metafore, Totem, Bestiario, Cuori pietrificati, Volti di pietra, offrendo un selezionato numero di sculture realizzate tra il 2007 e l’anno in corso: uno straordinario insieme di opere in legno, pietra, ferro, bronzo che documentano i traguardi più recenti della fervida inventiva propria della sua ricerca plastica. «I multipli dei sassi scolpiti rappresentano la mia ultima produzione. È stata la morfologia stessa della pietra a suggerirmi che uso farne», spiega il maestro, «li ho raccolti lungo il fiume Dora, nel Torinese, nelle passeggiate invernali. I tronchi per il basamento arrivano dal giardino intorno alla mia casa, a Lanciano. Due nature diverse che dialogano nella stessa lingua, quella del cuore e del sentimento». L'esposizione è accompagnata dal catalogo a cura di Maria Cristina Ricciardi, che sull’opera dello scultore lancianese così si esprime: «Spoltore appartiene a quella generazione di artisti italiani che si forma alla metà degli anni Sessanta sull’insegnamento di quanti avevano già operato nella direzione di un profondo rinnovamento dei linguaggi espressivi. Alla schietta genesi formativa egli aggiunge l’incisività di una intensa esperienza di ricerca figurale realizzando opere di sollecitazione visiva che invitano i nostri sguardi a percorrerle tutt’intorno, pronte a sorprenderci per la complessità del lavoro impiegato. Nelle saldature, nelle chiodature, nei bulloni e nelle finiture dei metalli, sottratti a trascorsi meccanici e industriali, nelle tensioni dei ferri e nell’incastro dei legni, le sue sculture riferiscono il valore antropologico del “fare”, l’azione prodotta dalle mani dello scultore che porta dentro l’operazione artistica, parimenti al pensiero, il lavoro e l’impronta dell’agire umano». «Ognuno di noi è legato a un totem», osserva l’artista. «Il mio è l'aspirazione a un mondo migliore. Oggi che si è perso il senso del rapporto interpersonale e della religione, se ne ha un gran bisogno. Contro l'inumanità che ci circonda i miei Cuori Pietrificati propongono un ritorno al sentimento. È il cuore il motore propulsivo di tutto».
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