Les Paillotes, via alle demolizioni

Lavori di riordino dopo cinque anni di battaglie giudiziarie. Gli ambientalisti: ha vinto la legalità
PESCARA. Cinque anni dopo la decisione definitiva del tribunale penale sono cominciati in sordina i lavori di demolizione e ricostruzione di alcune parti del Cafè Les Paillotes-Lido delle Sirene. Le vetrate esterne del ristorante sulla spiaggia Granchio Royal e di una sala laterale dell'elegante struttura dell'imprenditore della pasta Filippo Antonio De Cecco sono state dichiarate abusive con una sentenza passata in giudicato del 2011. In assenza di sanatoria e soltanto al termine di una lunga battaglia legale che, in parallelo, negli ultimi anni ha contrapposto davanti alla giustizia amministrativa la società Porta Nuova Entertainment del gruppo De Cecco e il Comune di Pescara, è stato allestito il cantiere in piazza Le Laudi per procedere con l'abbattimento di una serie di opere minori di uno degli stabilimenti più esclusivi e rinomati del lungomare pescarese.
«È una vittoria della legalità e dei beni comuni», ha esultato l'ex consigliere comunale e regionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, tra i primi a denunciare l'abuso edilizio del patron della pasta. E mentre dalla proprietà preferiscono non commentare la vicenda, l'impresa Saitem ha dato inizio ai lavori di demolizione delle verande che chiudono la vista sul mare e sulla spiaggia. In contemporanea, saranno realizzati degli interventi di consolidamento necessari a garantire il sostegno strutturale delle due tettoie che ospitano i tavoli del ristorante stellato Les Paillotes e della pizzeria Il Granchio, giudicate dall'autorità giudiziaria pienamente conformi alle norme e ai regolamenti edilizi.
La lunga e intricata vicenda giudiziaria del Cafè Les Paillotes comincia nel 2007. In seguito ad alcuni esposti, firmati da associazioni ambientaliste e da Rifondazione, lo stabilimento di De Cecco viene sequestrato per presunti abusi edilizi che oscurano la vista del mare da piazza Le Laudi.
L'anno dopo, il celebre imprenditore vince il ricorso e scatta il dissequestro del lido dei vip. Qualche anno dopo, nel 2011, la Cassazione riconosce invece gli abusi e condanna De Cecco a demolirli. Nonostante Comune e Regione non si siano mai costituiti parte civile nel processo per la difesa di un bene demaniale, negli ultimi 5 anni, sono state firmate due diverse ordinanze comunali per imporre all'imprenditore l'abbattimento delle opere giudicate illegittime: la prima, durante l'amministrazione di centrodestra guidata da Luigi Albore Mascia; la seconda, lo scorso anno, con l'attuale sindaco di centrosinistra Marco Alessandrini.
A questi provvedimenti la società Portanuova entertainment del gruppo De Cecco risponde presentando due diversi ricorsi, il primo al Tribunale amministrativo regionale (Tar) per chiedere l'annullamento dell'ordinanza di demolizione e il secondo al Consiglio di Stato per contestare la decisione del Tar Pescara di respingere un suo precedente ricorso. Tuttavia l'unico effetto è stato soltanto quello di congelare le conseguenze della vecchia sentenza penale, eseguite oggi a distanza di cinque anni.
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