Lezione antibullismo alla Mazzini

Il professor Di Giannantonio: chi assiste e non fa nulla è complice
PESCARA. «Il bullismo maschile è più aggressivo, quello femminile più sottile e psicologico. Ma entrambi provocano un unico dramma, quello della solitudine. E chi si sente solo e colpito con violenza anche solo da immagini e frasi pesanti va incontro ad una sofferenza inimmaginabile». È stato chiaro il professor Massimo Di Giannantonio, ordinario di psichiatria all’università D’Annunzio di Chieti e direttore della relativa scuola di specializzazione, parlando agli studenti della scuola media Mazzini, riuniti per approfondire l’argomento della violenza attraverso il web. Un incontro dal titolo “Cyberbullismo, conoscerlo per evitarlo” che rientra nel progetto portato avanti dal Corecom Abruzzo con il quotidiano il Centro per una migliore tutela dei diritti dei più giovani nel mondo digitale. Una prevenzione obbligatoria in considerazione dell’aumento del fenomeno e soprattutto della sua amplificazione attraverso l’uso dei social da parte dai giovanissimi. «Ciò che una volta era racchiuso in una classe, un paese, una città ormai non ha più confini», ha detto la dirigente del Corecom Emiliana Di Sabato, «e soprattutto i giovani devono imparare a tutelarsi per non cadere in irreparabili errori». Il professor Di Giannantonio ha poi coinvolto il giovanissimo pubblico attraverso domande e riflessioni che hanno portato a delineare le figure del bullo, della vittima e di chi si limita a guardare. È giusto intervenire per difendere un compagno? Quanto costa farlo e cosa si rischia se si interviene sul web? Quanto è colpevole una risata o l’omertà davanti a commenti ironici pesanti del bullo verso la vittima?
«Chi assiste e non fa nulla è complice della violenza», ha affermato lo psichiatra, «mentre la migliore soluzione sarebbe la difesa del compagno e l’affetto, l’amicizia, la solidarietà del gruppo. È importante capire che il bullo è un primitivo, un vigliacco, una persona che ha i piedi d’argilla e che abbaia e morde pensando di sentirsi forte e ammirato. Spesso sono persone che non si rendono conto della sofferenza che provocano perché non sono capaci di entrare in empatia con il prossimo». Al termine, ai ragazzi sono stati consegnati dei manuali su Cyberbullismo e Web reputation.

