«Licenziato perché malato di tumore»

3 Giugno 2018

La denuncia di uno chef di 58 anni che lavorava in un noto ristorante della riviera pescarese

PESCARA. Un dramma nel dramma: prima la malattia, poi la perdita del lavoro. E' quanto accaduto ad Alfredo Di Francesco, chef pescarese di 58 anni originario di Silvi marina, che dopo 5 mesi di impegno quotidiano tra i fornelli di un noto stabilimento balneare della riviera nord, è stato allontanato perchè malato di tumore.
Pillole davvero amare e difficili da digerire da chi oggi è costretto a curarsi con radio e chemioterapie che riducono l'essere umano allo stremo. Il suo caso è stato affrontato dall’Ispettorato del lavoro, ma non essendosi trovato un accordo Di Francesco finirà davanti al giudice del lavoro. «Piango quasi tutti i giorni, ma non voglio rassegnarmi», dice ora Di Francesco, soprannominato "Il lupo", professionista dalle indiscusse qualità e uomo simpatico e generoso come pochi. «Ringrazio la mia famiglia, mio fratello e i miei genitori in modo particolare, che mi hanno sostenuto e continuano a farlo in questi momenti tristi perchè, se la speranza è davvero l'ultima a morire, allora voglio essere fiducioso e ottimista per il mio futuro. Però non mi aspettavo affatto un simile trattamento dopo aver dato l'anima per questo locale senza guardare l'orologio e aspettando invano un'assunzione adeguata. Amo cucinare da sempre», continua a raccontare lo chef «ho vinto concorsi gastronomici importanti e ho firmato il successo di diversi locali della costa, e chi mi conosce lo può ampiamente testimoniare».
Più di un mese fa la scoperta della terribile malattia. Di Francesco ha subito comunicato la volontà di operarsi al titolare e la risposta è stata: «Da questo momento non mi servi più». Avendo un contratto a chiamata, nonostante lavorasse tutti i giorni per più di 12 ore al giorno, lo chef si ritrova senza neanche la disoccupazione. «Non capisco neanche il motivo di certe drastiche scelte dal momento che le spese mediche non sono mai state a carico del datore di lavoro», prosegue Di Francesco. «Mi hanno lasciato a piedi nel momento più delicato della mia vita e fino ad oggi ho pagato di tasca mia più di 13mila euro per le cure del caso e non posso essere rimborsato perchè non risulto assunto. Se non avessi avuto vicino i miei cari non avrei potuto far nulla. Ci sono già stati degli incontri tra il mio avvocato, l'ispettorato del lavoro e il datore di lavoro per cercare una conciliazione ma, purtroppo, senza alcun esito». Essere scaricati davanti ad un referto medico non può che aggravare la situazione di chi ha ricevuto l'allontanamento dal posto di lavoro dal direttore della struttura che ha parlato a nome del titolare. «Non auguro a nessuno di vivere una storia come la mia anche se non sono l'unico, purtroppo, in questo settore che nessuno ha il coraggio di denunciare. Ho iniziato a soffrire anche di depressione perchè non riesco ancora a spiegarmi cosa ho fatto di male dopo che per una vita mi sono sempre impegnato con tutte le forze ad accontentare gli altri. Le istituzioni dovrebbero vigilare maggiormente e tutelare le persone più deboli. Spero vivamente che le cure vadano nel senso giusto e che facciano effetto come in ospedale a Pescara mi hanno riferito, perchè i risparmi di famiglia non mi permetterebbero di andare avanti per molto tempo ancora. Sono molto religioso e confido nella giustizia divina». (a.m.)