Liguori: «Polizia vicina ai cittadini Sì ai controlli, ma niente muscoli»

2 Dicembre 2020

Primo giorno di lavoro per il massimo dirigente: «Voglio dare il mio piccolo contributo alla città Sarà un Natale molto diverso: c'è voglia di stare insieme, ma dobbiamo limitarci alle famiglie strette»

PESCARA. «Ho accettato l'incarico con entusiasmo, sono qui per cercare di dare il mio piccolo contributo alla città, alla polizia di Stato e soprattutto ai cittadini di Pescara e della sua bella provincia. Ho l'onore di essere il vertice istituzionale della polizia nel pescarese, credo nel ruolo che svolgo e nello spirito di squadra, spero di crescere con i miei agenti e nel tempo scoprirò Pescara», la cui questura «funziona benissimo», anche se «l'ambizione di ciascuno è quella di migliorare».
Queste le prime parole del nuovo questore, Luigi Liguori, subito dopo il suo insediamento. Ieri alle 8 era in ufficio, ha parlato con i funzionari «degli aspetti organizzativi», ha incontrato il prefetto Giancarlo Di Vincenzo e in mattinata, tra l'altro, ha conosciuto i rappresentanti della stampa in videoconferenza, per via del Covid-19.
IL DISTANZIAMENTO Proprio a proposito della pandemia, che ha cambiato le abitudini dell'intero Paese, il questore ha parlato della linea d'azione che intende seguire. La «voglia di normalità» di questi tempi accompagna tutti, inutile negarlo, ma a causa del coronavirus il distanziamento sociale è diventato «un modo di vivere e noi dobbiamo aiutare i cittadini a viverlo», ha detto Liguori. «Dobbiamo cambiare i comportamenti nel concreto» e la polizia è «a fianco dei cittadini. Non andremo a mostrare i muscoli nei confronti del ragazzino a cui è scesa la mascherina. Ci faremo vedere in strada, daremo dei suggerimenti, e le sanzioni saranno applicate solo nei casi di protervia e riluttanza esplicita o contestazione nei confronti delle forze di polizia. Di certo la mattina non farò le statistiche delle multe comminate per le mascherine».
LE FESTE DI NATALE Poi una raccomandazione. «Anche se c'è voglia di stare insieme, dobbiamo limitarci alle famiglie strette. E questo Natale sarà molto diverso: speravamo che le cose cambiassero, ma non cambieranno. E quindi, bisogna far passare questo inverno. Poi, la primavera prossima speriamo di tornare a sorridere, con i vaccini». Tra le primissime questioni affrontate ieri c'è il rapporto diretto, quello più immediato, della questura con i cittadini. Ha chiesto al dirigente dell'Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico dopo quanti squilli si risponde alle chiamate dei pescaresi. E la risposta è stata: «Due-tre squilli». «Bene, dobbiamo arrivare a due», ha auspicato il questore. In passato, durante la sua carriera alla Dia di Bari e alla questura di Cosenza, Liguori ha comunque avuto modo di osservare la posizione dell'Abruzzo nello scacchiere nazionale, a esempio occupandosi di criminalità organizzata cerignolana, «le cui propaggini erano su tutta la dorsale adriatica», e la costa di questa regione era «meta privilegiata di cerignolani e foggiani».
LA CRIMINALITÀ E poi ha registrato i «collegamenti tra gli zingari della zona di Cosenza, dove era stato costruito un modello di criminalità organizzata di tipo mafioso, e gli zingari di questa provincia». Ma, tornando a Pescara «non è necessariamente importante dire ora se c'è o se non c'è mafia» perché «la criminalità va affrontata in tutte le sue manifestazioni». Essendo una persona «molto concreta» e non conoscendo ancora Pescara e la realtà di questa zona, Liguori si fa guidare da un principio: «La criminalità va affrontata in tutte le sue manifestazioni, che sia di tipo mafioso o di tipo comune, anzi quella di tipo comune spesso è più incisiva, sotto il profilo della dannosità. Non so che tipo di criminalità mi troverò ad affrontare qui con i colleghi però il crimine è sempre crimine, non ha confini, non ha province, non conosce frontiere, è molto più efficiente di come lo descriviamo e non bisogna dargli il tempo di diventare così importante», un po' come accade con «l'erba del giardino di casa» che non deve crescere troppo, ha detto usando un esempio concreto e guardando ai prossimi anni di lavoro.
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