Lo psichiatra: così l’isolamento ci rende insonni e più vulnerabili

24 Aprile 2020

Il professor Di Giannantonio risponde a Rete8 sui disturbi della psiche dovuti alla privazione di libertà «C’è una corsa ai farmaci per dormire e scacciare l’ansia. Fate attività fisica per combattere l’angoscia»

PESCARA. Ansia, depressione, insonnia, paura del contagio, timore di perdere il lavoro. Sono gli stati d’animo di tanti abruzzesi costretti a convivere con il coronavirus e a restare chiusi in casa.
È il professor Massimo Di Giannantonio, Ordinario di Psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’università d’Annunzio, a fornire consigli utili per gestire l’ansia e i brutti pensieri in questa fase delicata.
Ieri sera Di Giannantonio, che è anche direttore del Dipartimento di Salute mentale della Asl Lanciano Vasto Chieti, e presidente della società italiana di Psichiatria, è stato ospite su Rete8 della trasmissione “Pronto Medicina facile-speciale coronavirus”, dove ha risposto alle domande del giornalista Paolo Castignani e dei telespettatori.
Professor Di Giannantonio, cosa è successo nella vita quotidiana degli abruzzesi durante il lockdown?
«C’è stata una vera e propria rivoluzione. Siamo passati agli arresti domiciliari pur essendo innocenti. Da un giorno all’altro gli stili di vita e il senso della vita sono drammaticamente mutati. Sono cambiate le abitudini di bambini, adulti e anziani. Questi cambiamenti importanti, però, devono essere inseriti nella grande capacità di resilienza dell’uomo, ovvero la capacità che abbiamo di riprogrammarci e di sopravvivere rispetto a difficili condizioni ambientali. Il lockdown è una verifica di quanto siamo capaci di superare le difficoltà estreme».
La privazione di tante libertà può portare a comportamenti irrazionali?
«È vero che non possiamo uscire, ma abbiamo nelle mani strumenti che ci consentono di socializzare. E mi riferisco alla tecnologia che ci permette di fare collegamenti a distanza. Abbiamo un contatto virtuale, ma non è una deprivazione. La socializzazione è un aspetto fondamentale per il nostro equilibrio psichico. Una delle forme più crudeli di tortura, infatti, è l’isolamento in carcere. Quindi, socializzate anche attraverso i mezzi tecnologici».
Vi aspettate un aumento di disturbi psichici alla fine del lockdown?
«Il dato che ci fa riflettere in questi 40 giorni è che registriamo a livello nazionale un aumento di circa il 28% della vendita di tranquillanti e ansiolitici. Significa che le persone ricorrono ad un aiuto farmacologico che riguarda l’ansia e l’alterazione fisiologica del ritmo sonno-veglia. Quest’ultima è il campanello d’allarme. Quando si interrompe il ritmo sonno-veglia, si apre la strada all’angoscia e ai sintomi depressivi.
Chi sono i soggetti più fragili?
«Le persone che hanno problemi sul lavoro, quelle che hanno problemi di tipo fisico e situazioni di allontanamento e di rapporto con la famiglia e quelli che hanno problemi nell’assolvere alle proprie responsabilità».
Quali sono i consigli da dare per combattere la depressione e l’insonnia?
«Fare una terapia mirata per il disturbo sonno-veglia e trovare molecole antidepressive per risolvere i sintomi».
C’è un balneatore preoccupato per il lavoro che ha problemi di insonnia e la notte si sveglia sudato con la sensazione di avere il cuore in gola. Come si risolve questo problema?
«La preoccupazione per il lavoro è uno degli elementi che va inserito nella reazione di stress e che può alterare il tono dell’umore. I consigli sono quelli di ritagliarsi nell’arco della giornata del tempo per fare attività fisica, può andare bene anche una camminata intorno al palazzo. La cura del nostro corpo è importante. La fatica diventa medicina e risposta per l’angoscia e i timori. E, poi, consiglio di fare particolare attenzione alla dieta e al carico degli alcolici e delle bevande gassate e zuccherate. Poi va fatto un intervento sul ripristino del ritmo sonno-veglia utilizzando una terapia antidepressiva che nel giro di una decina di giorni dovrebbe risolvere la sintomatologia».
L’isolamento forzato che conseguenze può avere sulla psiche dei bambini?
«I bambini hanno la disponibilità dei genitori h24 e questo è un elemento di estrema positività perché per i più piccoli la relazione con le figure genitoriali è un elemento di stabilità, educazione e di costruzione di un rapporto con la realtà. Il tema è comprendere quanto i genitori siano in grado di riprendere interamente il ruolo degli educatori, accettare questa responsabilità e costruire un percorso del tutto nuovo con i figli. Se lo si affronta con animo lieto, diventa un viaggio meraviglioso. Se lo si affronta con frustrazione, si hanno effetti negativi sui bambini».
E poi ci sono gli operatori sanitari sottoposti allo stress. Come aiutarli?
«Ci è venuto alto il grido di sofferenza e, a volte, di disperazione da parte degli operatori sanitari che tutti i giorni combattono la guerra contro il coronavirus. Da psichiatrici, medici e volontari, abbiamo pensato di creare un numero verde (800.042.999) al quale tutti gli operatori sanitari possono rivolgersi per avere sostegno. Bisogna salvaguardare l’enorme serbatoio di energia rappresentato da chi è in prima linea in ospedale».
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