Lo scontro sulle case al mare blocca i lavori del Consiglio

Le opposizioni chiedono il dibattito immediato dopo il no del Tar al ricorso dei costruttori. Alessandrini: i giudici hanno dato ragione alla nostra linea
PESCARA. Le reazioni, il giorno dopo la sentenza del Tribunale amministrativo regionale, sono unanimi. Il “no” alla costruzione degli appartamenti vista mare nell’ultimo tratto edificabile della riviera di Porta Nuova è ripetuto come un mantra tra maggioranza e opposizione. Seppure con sfumature diverse, a seconda della parte politica coinvolta. «Abbiamo perso 8 mesi preziosi, l’intera vicenda di Pescaraporto si sarebbe potuta chiudere l’estate scorsa. Sarebbe bastato portare la delibera in Consiglio comunale e votare il no al cambio di destinazione d’uso».
Il primo a prendere la parola, ieri mattina in Consiglio comunale, è il capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli, che contesta così la linea politica inseguita negli ultimi mesi dal sindaco, Marco Alessandrini. Analisi condivisa da Erika Alessandrini, consigliera del Movimento 5 stelle, che ha incalzato il centrosinistra chiedendo di sospendere la seduta sul bilancio in modo da votare contro la richiesta di costruire appartamenti sulla spiaggia come a Francavilla. «Il Tar», ha spiegato la pentastellata, «ha ribadito quello che molti di noi hanno ripetuto per mesi, ossia che la competenza sul cambio di destinazione d’uso spetta non a un dirigente o ad altri enti, ma soltanto al Consiglio comunale. Questa amministrazione, senza spina dorsale, finora ha costruito soltanto un castello di scuse. Il sindaco ha detto che la delibera sarebbe approdata in aula il giorno dopo il pronunciamento del Tar. Siamo in attesa, visto che quel giorno è arrivato». In base alla decisione dei giudici amministrativi, per il cambio di destinazione d’uso (da uffici e negozi a studi professionali e residenze) del complesso edilizio nell'area ex Edison, accanto al vecchio mercato ortofrutticolo, si dovrà attendere la decisione vincolante dell’assemblea civica. Il Tar, infatti, ha rigettato il ricorso presentato dalla società dei figli del noto avvocato Giuliano Milia e della famiglia di costruttori Mammarella, condannandoli anche al pagamento di 4mila euro di spese.
Il caso giudiziario potrebbe avere un seguito se sarà presentato appello al Consiglio di Stato e di un’eventuale richiesta di sospensiva che annulli gli effetti della sentenza di primo grado. «La magistratura ha confermato la nostra linea», si è affrettato a commentare a caldo il primo cittadino, «il merito è anche della nostra avvocatura». L’opposizione contesta al centrosinistra di aver perso tempo evitando per mesi un dibattito spigoloso in aula.
«È chiaro», ribadisce Antonelli, «che il sindaco non ha altra scelta se non quella di portare la delibera in Consiglio, dando seguito a quanto disposto dal Tar e, indipendentemente dall’eventuale ricorso al Consiglio di Stato, permettendo all’assemblea di pronunciarsi e assumendosene tutta la responsabilità».
«Attendiamo una data precisa oggi che anche l’ultima scusa è stata smontata», chiosa Erika Alessandrini. «La posizione della maggioranza», ha poi spiegato in aula il capogruppo Pd, Marco Presutti, «è chiara e definita negli atti della giunta. Non era possibile votare un atto a giugno, a settembre o a ottobre senza il parere del dirigente. Abbiamo agito con correttezza visto che a una scadenza così ravvicinata pendeva il ricorso di Pescaraporto al Tar e non avremmo voluto creare grovigli tra il pronunciamento del Comune e quello del Tribunale. Ora, con lo stigma della correttezza giuridica, si può deliberare guardando alla tutela del nostro territorio e alla valorizzazione del mare e della spiaggia».
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