«Lo Stato intervenga o lo facciamo noi»

20 Marzo 2016

Arrigoni: mercoledì sarò con Salvini ad Avezzano. Incredibile che non si riesca a liberare la casa

PESCARA. «Mercoledì pomeriggio alle 15,30 saremo in via Mattarella per dare solidarietà alla famiglia di Gianni Di Marco». Il senatore della Lega Paolo Arrigoni, coordinatore per l’Abruzzo di Noi con Salvini conferma l’arrivo del leader del movimento Matteo Salvini ad Avezzano. «Andò personalmente a liberare la casa occupata dai rom abusivi per restituirla ai legittimi proprietari.», aveva detto Salvini, «basta illegalità, basta soprusi».

Senatore Arrigoni, i casi di occupazioni abusive aumentano anche in Abruzzo.

«E’ una situazione che non esiste: è inconcepibile che una famiglia torni a casa dal lavoro e trovi la propria abitazione occupata. I rom sono passati ormai dal furto nelle case al furto delle case. Qui bisogna ripristinare la legalità».

Il caso è complicato dal fatto che ad occupare è la madre di una bimba di pochi mesi.

«Certo, questa signora si fa scudo di un minore. Ma è possibile che da tre giorni non riescano a liberare la casa? Non c’è nulla che possa impedire allo Stato di agire».

Secondo lei ci sono responsabilità?

«La responsabilità è di chi non fa entrare le Forze dell’ordine. Cosa dicono Renzi e Alfano? Come tutelano questa famiglia che ha perso tutto? Basta parole, servono i fatti. E'ora di restituire l'Italia agli italiani e non assecondare più questa gente che sfrutta il nostro paese solamente per rubare e vivere alle spalle dei cittadini onesti. Se non si agisce diversamente, si rischia un fenomeno d’emulazione. I casi si moltiplicano a danno di altri cittadini. Tra l’altro spesso a danno di famiglie che non stanno economicamente bene».

I casi non sono sovrapponibili, ma, secondo lei, fatti come questo di Avezzano possono generare sospetto e sfiducia anche verso iniziative come quelle dei prefetti che vogliono requisire le case sfitte per dare alloggio ai rifiugiati?

«Io non direi che i casi non sono sovrapponibili. Sono l’altra faccia della stessa medaglia».

In c he senso?

«Qualche settimana fa sono stati convocati di fronte al prefetto di Treviso i sindaci del territorio. Il prefetto voleva verificare quale disponibilità ci fosse per collocare quelli che io chiamo sedicenti profughi. Bene, di fronte alle perplessità dei sindaci, il prefetto ha minacciato la requisizione delle case. E’ una cosa che non esiste e che non serve. Perché, se rimaniamo nel campo dei migranti, solo per una minima percentuale si tratta di profughi veri di guerra, gli altri sono solo clandestini che non hanno diritto di restare in Italia e di godere per anni del nostro sistema di accoglienza, fatto di vitto e alloggio e di diaria giornaliera compresi le sigarette, internet e i telefonini. Questo proprio non si può fare. Per questo dico che occorre ripristinare la legalità. Subito».

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