Lo zio di Cipressi: sono morti due giovani

10 Ottobre 2016

Davanti alla questura, in attesa degli sviluppi delle indagini, anche il papà del 24enne fermato

CHIETI. «Oggi a Chieti sono morti due giovani». Ha ragione lo zio di Emanuele Cipressi quando, davanti alla questura, si lascia andare a questa considerazione che è la sintesi esatta del delitto di via Pescara. Cipressi e Di Marco erano amici, li legava la stessa passione, cioè la musica. Il particolare che fino a poco prima, come racconta il parente, i due stessero suonando insieme, lo dimostra. Poi la lite degenerata in un fendente alla gola di Fausto, pone fine a tutto: all’amicizia nata per suonare nei locali e anche al futuro di un 24enne, padre di due bimbi, ora indagato per omicidio volontario. Un delitto, che stando a movente e dinamica, forse non avrebbe mai voluto commettere. Le medie alla scuola Ortiz, poi il lavoro e la musica, Emanuele, durante le prime concitate fasi delle indagini, non ha ammesso formalmente il delitto ma si è poi lasciato scappare di aver colpito Fausto Di Marco. La verità è quindi affidata all’unica testimonianza, quella della ragazza che ha visto tutto. Il resto è avvolto da un clima quasi d’omertà, più o meno come accadde in piazza Vico il 28 febbraio del 2015, dove nessuno dei presenti disse di aver sentito o assistito al momento dei due pugni mortali per Simone Daita.

Ma torniamo a Emanuele e ai parenti che con molta dignità hanno atteso fuori dalla questura gli sviluppi delle indagini. Tra di loro c’era, oltre allo zio, anche il padre del giovane accusato di omicidio. Tutti in silenzio sotto i portici. Colpisce però il fatto che uno di loro, tra i primi ad arrivare, era all’inizio lì perché colpito dalla morte di Di Marco considerato un amico. mai quel parente avrebbe immaginato l’epilogo del delitto. «Mi vengono i brividi a sentire certe cose proprio nel mio quartiere… non ti conoscevo di persona ma mi dispiace molto… e penso che al tuo posto poteva esserci ognuno di noi… un fratello, un amico un figlio o un genitore… queste cose non devono succedere! Non nel mio quartiere…», ha scritto su Facebook, un paio d’ore prima del fermo, il fratello di Emanuele. E’ la prova che nessuno avrebbe mai immaginato che Cipressi potesse finire in questa storia come presunto assassino di un amico di musica e di serate in compagnia. E’ bastato poco per trasformare due bravi ragazzi in vittima e indagato di un delitto. (l.c.)