Lo zio: quei soccorritori sono eroi

22 Gennaio 2017

«Ma va rivista l’organizzazione quando si verificano le emergenze»

PESCARA. «Quello che stanno facendo i soccorritori a Rigopiano non ha eguali. Sono degli eroi». È con questa premessa che lo zio di Francesca Bronzi, Rodolfo Bronzi, interviene sulla drammatica vicenda di Rigopiano. Ma prima ancora che da familiare della ragazza scampata alla tragedia, parla da esperto. Perché, come chirurgo medico dell’emergenza, ha lavorato in Alto Adige e ha conosciuto da vicino quali sono i rischi della montagna e come vanno affrontati. E senza voler fare polemiche dice: «Se la turbina non è arrivata subito a Rigopiano, non è colpa di chi ha preferito utilizzarla per altre emergenze, ma di chi, prima, non ha tenuto conto dei cambiamenti climatici che stiamo vivendo e che non si è organizzato in maniera adeguata in modo da avere più mezzi a disposizione. Le nevicate così intense non sono più occasionali, e di questo deve tener conto sia la gestione dell’emergenza sia l’organizzazione del sistema turistico invernale, che non può più essere gestito com’è stato finora. Basta vedere quello che succede a Roccaraso, a Passolanciano, ovunque in Abruzzo. Oppure basta vedere Pescara, dove si chiudono le scuole solo perché fa un po’ di neve. Succede perché non ci si è organizzati prima, perché si continua a pensare che tutto quello che sta succedendo sia straordinario. Ma che cosa deve succedere ancora perché le istituzioni e la politica si decidano a mettere al primo posto il cambiamento climatico e quello che sta comportando?». Perché poi, come sottolinea Bronzi, «scampare a tragedie come quella di Rigopiano diventa solo una casualità, una questione di centimetri a seconda di dove ti trovi, dove ti coglie. E perché poi anche nel salvataggio delle persone saltano le regole del triage, della gravità del ferito, e diventa prioritaria la capacità di approcciarsi al ferito».©RIPRODUZIONE RISERVATA