Lombardo: caos oncologia serve un nuovo direttore

12 Maggio 2015

L’ex primario scrive al Centro e lancia l’allarme: «La struttura è senza una guida La Regione intervenga per non penalizzare un reparto di rilevanza assoluta»

PESCARA. Il concorso è stato fatto. E anche il vincitore ha un nome e un cognome. Eppure, da circa due anni l'unità operativa complessa di Oncologia va avanti senza un direttore in grado di tenere le redini di uno dei reparti di eccellenza dell'ospedale civile, punto cardine dell'intero polo oncologico.

Dall'agosto 2013, da quando l'ex primario Marco Lombardo è andato in pensione, la struttura conosciuta in Abruzzo e fuori regione per l'alta specializzazione raggiunta nell’individuazione e nella cura dei tumori è rimasta senza una guida.

Il rischio, se il manager della Asl Claudio D'Amario entro la metà di questo mese non affida ufficialmente l'incarico al primo medico della graduatoria, l'oncologo Carlo Garufi del Regina Elena di Roma, è aprire la strada a una scia di contenziosi.

Ma non c'è solo il pericolo di andare incontro a una lunga battaglia legale dovendo eventualmente sborsare risorse pubbliche per risarcire il vincitore di concorso mai chiamato a ricoprire quel ruolo.

Come sottolinea in una lettera al Centro Lombardo, fondatore del reparto e attuale presidente della sezione pescarese della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori), l'unità operativa complessa «senza una guida né una bussola ha cominciato a far avvertire i primi effetti in termini di organizzazione interna e di relazioni».

E i primi a pagarne il prezzo sono i circa 20mila ammalati all'anno, di cui 1.000 nuovi pazienti, che fino al 2012 andavano in ospedale per un'operazione, un controllo o una visita specialistica.

E' per questa ragione che il medico si rivolge al direttore generale della Asl D'Amario e al presidente della Regione Luciano D'Alfonso «affinché vengano messe in campo, con immediatezza, tutte le misure e vengano utilizzati tutti gli strumenti amministrativamente disponibili per sbloccare l’attuale situazione di impasse che l’Oncologia pescarese e gli ammalati stanno vivendo».

Un appello definito "ufficiale e formale". «Parliamo di una struttura di eccellenza del nostro nosocomio», spiega l'ex primario, «un punto di riferimento regionale, e non solo, per l’individuazione, il trattamento e la cura delle patologie neoplastiche che ho avuto l’onore di fondare e dirigere per anni, avvalendomi della professionalità e della collaborazione di medici, paramedici e infermieri straordinari, dando vita a una vera famiglia che ha sempre posto i pazienti al centro delle sue attenzioni».

«Ogni azione, provvedimento, iniziativa», aggiunge il medico parlando della struttura «con l’affetto e l’apprensione di un padre che l'ha fatta nascere e consolidare», «è sempre stata tesa a garantire il benessere dell’utente e dei suoi familiari, sostenendo ogni suo passo nella quotidiana battaglia contro la malattia. E lo abbiamo fatto riuscendo anche a coinvolgere le associazioni di volontariato del territorio, parte integrante della nostra famiglia sanitaria».

Lombardo, dopo 42 anni di servizio tra Pavia, Bologna e Pescara con una parentesi negli Stati Uniti, nell'agosto 2013 ha lasciato la direzione dell’unità operativa e del dipartimento di Oncologia e il coordinamento del polo oncologico, seguendo però il cammino della struttura dall'esterno, attraverso il ruolo di presidente della Lilt di Pescara.

«Mi chiedo», rimarca, «e si chiedono tutti coloro che operano all’interno del polo e nelle associazioni afferenti all’Oncologia, qual è quell’ostacolo insormontabile che sta ritardando la chiusura della procedura, penalizzando un reparto di rilevanza assoluta per la nostra città e per l’intera regione? La struttura ha bisogno di un direttore, capace di fissare gli obiettivi interni di lavoro, relazionarsi con efficacia con il personale, interfacciarsi con l’utenza e rappresentare le esigenze del reparto intero a livello istituzionale, nazionale e internazionale». «Conosco la sensibilità del governatore D’Alfonso e dell’assessore alla Sanità Paolucci», termina così la lettera di Lombardi, «su una tematica tanto delicata quanto il diritto alla salute. Conosco anche il rigore del direttore generale della Asl. Auspico che insieme sappiano individuare la strada da seguire per restituire serenità agli ammalati e agli operatori sanitari nell’interesse esclusivo del cittadino-paziente».

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