Loretoview, il fotografo Pagetti racconta “lontani dalla guerra”

17 Luglio 2014

LORETO APRUTINO. Franco Pagetti, considerato uno dei maggiori fotoreporter internazionali, membro della "VII", agenzia leader per il fotogiornalismo, sarà oggi a Loreto Aprutino per un incontro sul...

LORETO APRUTINO. Franco Pagetti, considerato uno dei maggiori fotoreporter internazionali, membro della "VII", agenzia leader per il fotogiornalismo, sarà oggi a Loreto Aprutino per un incontro sul tema "Lontani dalla guerra" che è anche il titolo della mostra personale di fotografie esposta a Loretoview. Dal 1997 Pagetti ha documentato per i più prestigiosi magazine e quotidiani internazionali come Time, The New York Times, The New Yorker, Le Figaro, The Times of London e tanti altri, i conflitti in Afghanistan, Kosovo, Timor Est, Kashmir, Palestina, Sierra Leone, Sudan del Sud. Una fotografia artistica, carica di significati, emozioni, cifra estetica, come ha notato il critico Sandro Parmiggiani, che con Pagetti converserà nell'incontro di stasera, alle ore 21 al Castello Chiola di Loreto Aprutino.

«Non mi piace definirmi un fotografo di guerra«, anticipa Pagetti «se mi si chiede "che lavoro fai", rispondo che racconto delle storie, più o meno di conflitto».

Cosa deve spingere un fotografo quando, come dice, va a "coprire un avvenimento"?

«Per fare il fotografo bisogna essere anzitutto indipendenti, liberi ideologicamente, il fotografo deve rappresentare e non giudicare, il giudizio sarà quello delle persone che osservano le foto. Questo è ancor più vero in scenari di conflitto, dove mi sono sforzato di partecipare stando con tutti i contendenti, diciamo così».

I suoi lavori sull'Iraq sono ritenuti fra i più esaustivi e hanno addirittura intuito in anticipo molti sviluppi: cos'è oggi la guerra?

«Ho passato anni e anni coprendo Paesi affetti da guerre o da crisi causate da conflitti più o meno costanti, credo che l'ultima guerra propriamente intesa, con due eserciti ben distinti che si fronteggiano, sia stata quella in Iraq. Ormai i conflitti interessano le etnie, le religioni, sono guerriglie, villaggio per villaggio, via dopo via, casa per casa».

Perché le foto in mostra a Loretoview raccontano un Afghanistan lontano dalla guerra?

«Perché quei paesaggi afgani del gennaio 2010 testimoniano un'evoluzione del mio modo di rappresentare le cose. Ero attratto dallo stare con i soldati, non lo posso negare, ma guardando le foto poi non trovavo niente di nuovo che mi emozionasse. Mi sono accorto dopo anni che non mi interessa più fotografare gli strumenti della guerra, ma raccontarli attraverso i simboli di quello che sono questi conflitti e attraverso le persone, guerriglieri e civili, invasori e invasi».

Giorgio D’Orazio