Lotta ai rumori e meno tavolini Il Tar: il Comune ha fatto bene

25 Maggio 2023

Bocciato il ricorso dei gestori dei locali in piazza Muzii: «La tutela della salute prevale sull’economia» Protestano gli esercenti: «Ma i nostri permessi revocati erano stati rilasciati dopo i rilievi dell’Arta»

PESCARA. Quando il Comune di Pescara ha deciso di tagliare i tavolini all’aperto nella zona della movida di piazza Muzii, l’ha fatto «correttamente». A stabilirlo è una sentenza del Tar che boccia i ricorsi presentati dai gestori dei locali e dà una spinta all’amministrazione Masci sul fronte della lotta ai rumori: «La protezione dei valori ambientali e della vivibilità della zona», dice la sentenza, «assume rilievo senza dubbio poziore rispetto all’interesse allo sfruttamento ad uso commerciale del suolo pubblico». Significa che il riposo dei residenti batte l’economia della movida. La decisione del Tar è una doccia fredda per gli esercenti già in protesta contro il Piano di risanamento acustico per la stessa zona del centro recentemente approvato dal consiglio comunale.
STOP ALLA PRASSI I provvedimenti contestati risalgono all’anno scorso quando l’amministrazione comunale ha dimezzato i posti all’aperto applicando una regola: un locale può avere all’esterno lo stesso numero di tavolini presenti all’interno, mantenendo uno spazio di almeno un metro quadrato per cliente. «Il Comune ha inteso discostarsi da una prassi in precedenza adottata», spiega il Tar, «consistente nel rilasciare le istanze di concessione di suolo pubblico approvando il numero di posti richiesti senza tener conto di quanto disposto al riguardo dal locale regolamento di igiene sia per gli esercizi di ristorazione sia per gli esercizi di somministrazione». E il Tar si spinge oltre: «Per sopraggiunte ragioni di interesse pubblico, il Comune ha rimosso un vizio di illegittimità originario delle concessioni».
FOLLA IN STRADA La decisione del Comune è stata presa dopo le denunce dei residenti e le misurazioni dell’Arta. E la sentenza spiega la causa dei rumori: «Il livello di rumorosità è stato accertato dall’Arta come riferibile all’eccessiva presenza antropica nella zona costituita dagli avventori e consumatori degli esercizi di somministrazione concentrati nell’area».
DIRITTO AL RIPOSO La sentenza mette al centro l’interesse pubblico di tutela della salute: «L’interesse al mantenimento dei livelli di rumore entro i valori soglia stabiliti dal Dpcm 14/11/1997 per gli ambienti esterni e per gli ambienti abitativi e lavorativi è strettamente correlato alla tutela della salute umana, avendo ad oggetto, per quanto concerne gli spazi aperti al pubblico, il disturbo arrecato alle occupazioni e per le ore serali al riposo delle persone».
LA REAZIONE DEI LOCALI «Non condividiamo questa interpretazione», dice l’avvocato Andrea Lucchi, che assiste i gestori, «il Tar ha sposato in toto la linea del Comune secondo la quale la limitazione dei posti all’aperto è legata alla necessità di garantire la salute pubblica. Il Tar però non si è pronunciato su altre argomentazioni come il fatto che le autorizzazioni ai locali erano state rilasciate dopo le misurazioni dell’Arta. Valuteremo se fare ricorso al Consiglio di Stato».
NO AL RISARCIMENTO Con la sentenza, il Tar rigetta anche la richiesta di risarcimento danni avanzata dai gestori, tra 213mila e 550mila euro. «Il motivo è infondato poiché, ai sensi del punto 13 delle autorizzazioni rilasciate, l’amministrazione stabiliva che l’autorizzazione rilasciata poteva essere sospesa temporaneamente o revocata in qualsiasi momento, con provvedimento motivato, per sopravvenute ragioni di interesse pubblico, di viabilità, di sicurezza o in occasioni straordinarie senza diritto d’indennizzo alcuno».
PIù ATTENZIONE La sentenza contiene un monito: «La salvaguardia del livello di inquinamento acustico dell’area dovrebbe rappresentare motivo di maggiore attrattiva e godibilità del distretto interessato, in mancanza di riscontro sull’asserzione relativa al minore afflusso registrato e comunque non documentato che potrebbe essere ben rapportabile, in ipotesi, ad altri fattori quali la stagionalità, le condizioni atmosferiche, la maggiore attrattività di altre aree della città».