Lotta al cancro, l’Abruzzo si mobilita

Domenica la vendita delle azalee. Nella nostra regione gli studi sulle cellule “dormienti”, parla la professoressa Teti
L'AQUILA . Una donna su otto viene colpita dal cancro al seno. Ogni anno, in Italia, sono 50mila i nuovi casi, con una forbice di ereditarietà che oscilla tra il 5 e il 7%: in questi casi il tumore è causato da geni mutati, trasmessi dai genitori ai figli. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è, oggi, dell'87% grazie ai passi in avanti compiuti dalla ricerca scientifica. Ed è proprio per raccogliere fondi a sostegno dei ricercatori che domenica 13 maggio, tornerà in 3.700 piazze l'iniziativa dell'Airc “Le azalee della ricerca”, diventate il fiore simbolo della battaglia contro i tumori femminili.
Oltre 20mila volontari distribuiranno 580mila azalee: negli ultimi 5 anni sono stati finanziati 498 progetti di ricerca e 126 borse di studio. Tra quelli selezionati dall'Airc per il 2018, figura l'analisi sulle cellule “dormienti” del cancro alla mammella. Il progetto, che ha preso il via a gennaio scorso, è guidato dalla professoressa Anna Maria Teti, docente di istologia del Dipartimento di scienze cliniche applicate e biotecnologie dell'Università dell'Aquila. E' qui che il gruppo di ricerca sta studiando i meccanismi della “dormienza cellulare”. «Quando ormai, a distanza di anni dalla diagnosi e dalla cura, il tumore sembra guarito», spiega la professoressa Teti, «si registra un risveglio delle cellule cancerogene, con la comparsa di metastasi in altri organi. In particolare, stiamo analizzando le metastasi ossee, le più frequenti nel tumore alla mammella, che si verificano nel 70-80% di casi in cui il cancro si ripresenta».
Nei laboratori del Dipartimento di scienze cliniche procede speditamente la sperimentazione volta a individuare e caratterizzare queste cellule, per poterle curare o, in alternativa, mantenerle quiescenti per tutta la vita. «Questo l'obiettivo della ricerca», afferma Teti, «che ha già prodotto un primo risultato: abbiamo riscontrato la presenza della molecola NOTCH2 nelle cellule dormienti dell'osso, che assomigliano molto alle cellule cosiddette staminali. In sostanza, le cellule dormienti presenti nelle ossa hanno caratteristiche simili a quelle che rendono possibile la formazione del sangue». Questo cosa significa? «Avendo in comune gli stessi meccanismi», evidenzia Teti, «possiamo risalire al comportamento delle cellule tumorali, con l'obiettivo, a lungo termine, di impedirne il risveglio».
Finanziata dall'Airc con 350mila euro, la ricerca durerà 5 anni. «La scelta dei progetti finanziabili», conclude la professoressa Teti, «è molto competitiva. Si basa, infatti, sulla qualità e sulla valenza degli obiettivi finali». Nel 2017, in Italia, a 65.800 donne è stato diagnosticato un tumore alla mammella o agli organi riproduttivi. Il cancro al seno è il più diffuso; 8.300 i casi di cancro all'endometrio e 2.300 alla cervice uterina.

