Luciani pronto a dimettersi per correre come governatore

12 Gennaio 2018

Francavilla. Il sindaco eletto solo un anno fa pensa di chiudere entro il 24 febbraio il suo secondo mandato amministrativo per non costringere il Comune a un lungo commissariamento fino al 2019

FRANCAVILLA AL MARE. Il sindaco di Francavilla al Mare, Antonio Luciani, scioglierà entro la fine di gennaio il nodo relativo alla sue possibili dimissioni da primo cittadino per avere così la possibilità di poter competere alle eventuali elezioni regionali che potrebbero essere indette nel caso in cui l'attuale governatore, Luciano D'Alfonso, venisse eletto in Senato e scegliesse la carica a palazzo Madama.
Come spesso fa, Luciani, che da qualche mese gira l'Abruzzo a bordo di una Fiat 500 per promuovere le sue mire regionali, ha affidato ieri pomeriggio al suo profilo Facebook l'annuncio di voler riflettere nei prossimi giorni e decidere se rassegnare le dimissioni da sindaco per lanciarsi ufficialmente come candidato governatore nelle prossime elezioni regionali. Il perché di questa valutazione, in questo momento, è presto spiegato: in quanto sindaco di una città, in base a una legge regionale, definita «anti-D'Alfonso», per potersi candidare alla Regione bisogna aver presentato le dimissioni almeno centoventi prima (quattro mesi) delle consultazioni. A questo si aggiunge il discorso legato all'eventuale, conseguente commissariamento del Comune: se Luciani si dimettesse entro il 24 febbraio, si tornerebbe al voto nella prima finestra elettorale, quella di maggio, dunque con soli due mesi affidati al commissario prefettizio; con dimissioni presentate invece dopo quel termine, si profilerebbe un commissariamento lungo circa un anno, fino all'election day del 2019. «Sto ragionando sul da farsi», conferma Luciani, «il problema è che la Regione Abruzzo ha questa legge che è unica in Italia, che io sappia, fatta come legge anti-D'Alfonso con l’obiettivo di non farlo candidare quando era primo cittadino. La norma non consente ai sindaci di candidarsi a governatore. In sostanza ci si deve dimettere centoventi giorni prima. Vado in totale difficoltà, perché se volessi seguire questa mia aspirazione dovrei dimettermi entro breve, se lo facessi dopo il 24 febbraio il Comune finirebbe sotto commissariamento per un anno intero. Ho provato a chiamare il segretario regionale del Pd, Marco Rapino, e non mi ha risposto. Il partito latita. Da quando giro l'Abruzzo, ho tante persone che mi hanno approcciato e avvicinato come sindaci, consiglieri regionali e comunali. Avrei già una buona rete di contatti in tutte le province, ma dal partito silenzio assoluto. Quando si voterà per le regionali? Questo è il punto. Dire mi candido e poi vedo che cosa scegliere tra Senato e Regione non mi sembra il massimo, per me invece sarebbe una scelta di vita. Fermo restando che riconosco a D'Alfonso la leadership assoluta, oltre l'amicizia che ci lega, ma nell'analisi politica non si può stare appesi a un qualcosa che non si sa come andrà a finire».
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