Lui un fornaio, l’altro era operaio

Italo mandato via dalla Protezione civile: voleva portare soccorsi a Farindola
VASTO. Lui fornaio, l’altro operaio. Italo D'Elisa, 22 anni, fino a sette mesi fa era uno spensierato ragazzo che divideva la sua vita fra il lavoro in fabbrica e il volontariato. «Era felicissimo quando poteva partecipare come volontario alle operazioni della protezione civile. Poi il primo luglio 2016 è finito tutto», raccontano le cugine Marzia e Fabiola. Scaduto il contratto di lavoro semestrale, non è potuto tornare a lavorare per motivi di salute. Il gruppo della protezione civile con cui collaborava lo ha allontanato in attesa del processo sull’omicidio stradale. Gli è stato impedito di partecipare ai soccorsi a Farindola e questo lo aveva addolorato moltissimo. Pare avesse perso anche la ragazza. «Era rimasto solo a lottare con il suo dolore», dice il suo avvocato Pompeo Del Re. «Aveva paura di uscire perchè nei suoi confronti era stato creato un clima intimidatorio», afferma il legale. Fabio Di Lello, 33 anni, panificatore e allenatore di calcio, di persone accanto ne aveva tante ma in fondo era solo anche lui. Durante la notte lavorava al panificio. Alle 7 andava al cimitero. Nel pomeriggio allenava i giovani atleti del Cupello. Erano i soli momenti in cui appariva sereno. Dopo la morte di Roberta il cimitero era diventato la sua casa. Mangiava spesso davanti alla tomba della moglie dove è tornato dopo l'omicidio. Ha baciato la foto e pronunciato sottovoce una frase. Quasi avesse voluto lanciare un messaggio. «Tu sei morta, è morto chi ti ha tolto la vita e sono morto anch'io». (p.c.)

