Lupi nell’ovile, strage di 15 pecore «Mai viste finora mattanze così»

Sant’Eusanio del Sangro. Branco di 4-5 esemplari scavalca il recinto di 2,5 metri: feriti altri 24 ovini Il titolare: ho sempre fatto l’allevatore ma questa cosa mi sconvolge, che cosa dicono gli animalisti?
SANT’EUSANIO DEL SANGRO. Noè, il cane, da giorni non dorme più. Ma non dorme nemmeno il suo padrone Nicola, costretto a vegliare il suo ovile nelle ore notturne stando in auto. Ma non riposano neanche le pecore rimaste ancora scosse per quell’attacco inatteso. Una che doveva partorire, ha anticipato i tempi mettendo a rischio l’unico dei due agnellini nati di lì a poco vivi perché di latte ne ha pochissimo. Altri 10 agnelli sono rimasti senza mamma nel periodo di svezzamento e ora sono sempre più sofferenti. In contrada Cotti è come se per Nicola Giallonardo il buio fosse diventato perenne, dopo essersi impadronito di sorrisi, sogni e speranze. Da quella notte in cui 15 pecore sono state ammazzate da un branco di 4-5 lupi ed altre 24 sono rimaste ferite - alcune in modo gravissimo - il mondo per lui è letteralmente sottosopra. Non che non lo fosse già per guerre, migrazioni e crisi economica strisciante. Ma è che d’ora in poi quella vita da allevatore fatta di sacrifici a centomila e di soddisfazioni a uno, “non s’ha da fare” proprio più. Ciò in una regione in cui il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar e sospeso la delibera regionale sul caso dell’abbattimento di 469 cervi in attesa della Camera di consiglio del 7 novembre.
«Sì, lo scriva pure: gli animalisti sono stronzi e i politici incompetenti: guardano solo ai fatti loro», attacca Giallonardo appena parla di quanto gli è accaduto. «Qualcuno di loro mi giustifichi questo massacro. Ho l’ovile da sempre, da quando ero piccolo. Adesso, a 70 anni, mi trovo in ginocchio. Scriva pure che una volta le pecore pascolavano all’aperto, libere, mangiando l’erba nei miei dieci ettari di terreni. Queste che vede qui, invece, non conoscono i prati, sono nate in questo recinto, come paesaggio hanno quattro mura che circonda i loro piccoli spazi e mangiano fieno. Da 15 anni sto chiuso con il timore dei lupi. Ma le pare possibile? Faccio questo lavoro da solo, ai miei figli fin da piccoli ho detto di guardare al mondo con occhi diversi, invitandoli a svolgere altro nella vita. Qui non si campa più: ora ci mancavano anche i lupi con questo sfracello. Solo per avere il fieno i costi di gestione di questa piccola struttura sono aumentati in maniera esponenziale: semino l’erba, la falcio, devo sperare che non piova sennò tutto il raccolto va rotoli. Costi incredibili. Non conosco domeniche né ferie, non ci sono Natali e Pasque che tengano. Niente, niente, niente. E adesso assisto impotente a questo massacro. Risultato: lavoro per non vivere».
Ma che cosa è successo giorni fa? «Sono entrato nell’ovile alle 7.30 e ho trovato il massacro. Abito nella casa qui dietro. Mi ero allarmato perché il cane Noè era venuto di corsa per le scale abbaiando. Avevo in tutto 56 pecore, 11 sono state ammazzate all’istante, altre 4 sono morte il giorno dopo per le ferite. Altre 24 erano le ho trovate con ferite al collo e con carni strappate alle zampe. Le poche che hanno retto, le stiamo curando. Alcuni agnelli sono rimasti schiacciati durante l’aggressione. Saranno stati 4-5 lupi. Proprio per evitare i rischi della loro presenza, avevo blindato l’allevamento. Per almeno 15 anni qui intorno non è successo niente, al massimo se si avvicinavano sentivo il cane che abbaiava, ma nulla di più. Ma se vede da dove sono entrati, dirà: “è impossibile”»..
E infatti dall’ispezione esterna dell’ovile balza subito agli occhi che i lupi hanno scavalcato il recinto alto almeno due metri e mezzo per portare a termine la loro azione: sono stati trovati peli sugli agganci in metallo tra i pannelli della palizzata, con i giunti utilizzati come appigli per arrampicarsi.
«Ora chiuderò», riprende Nicola, «a 70 anni non ho più voglia di continuare. Troverò qualche altra sistemazione, con la sola pensione non ci vivo. Per i sopralluoghi sono venuti i veterinari Asl e i carabinieri forestali di Pizzoferrato. Mi risarciranno per i danni con un’elemosina e dopo qualche anno, qualche soldo ma non il prezzo di una pecora da macello: io ci vivo con questo lavoro. E adesso mi tocca anche vegliare di notte in auto. Ma così non posso continuare. Mu stenghe sballate».
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