Ma alle 22 tutti a casa: rimane il coprifuoco

E i centri commerciali sono chiusi nei giorni festivi e prefestivi
PESCARA . Il coprifuoco alle 22 ed i centri commerciali chiusi nei giorni festivi e prefestivi sono due delle regole restrittive che restano in vigore con i nuovi provvedimenti. Ma sono anche le più dibattute in queste ore. I commercianti e ristoratori protestano, le associazioni di categoria chiedono soluzioni diverse. Ecco cosa resta vietato con il decreto firmato dal premier Mario Draghi.
IL COPRIFUOCO. Gli spostamenti permessi (vedi articolo a sinistra) possono avvenire normalmente tra le 5 e le 22. Il coprifuoco per il momento non è stato posticipato, nonostante siano arrivate richieste per uno slittamento almeno fino alle ore 23. Restano ad oggi gli orari che abbiamo imparato a conoscere ma non è detto che non vengano rivisti nelle prossime settimane, sia per quel che riguarda il divieto di uscita notturna dalle 22 sia per altre misure.
Il governo ha già stabilito che continueranno ad esserci valutazioni periodiche per verificare l’andamento della curva epidemiologica. Se dovesse essere in discesa, come auspicato da tutti, il coprifuoco potrà essere posticipato o, nella migliore delle ipotesi, revocato.
RISTORANTI. Con la ristorazione consentita solo all’aperto e il coprifuoco alle 22 resta difficile immaginare cene in questo periodo. Le dichiarazioni del ministro per gli Affari generali Mariastella Gelmini, che aveva parlato della possibilità di poter rimanere seduti al tavolo fino alle 22 e poi tornare a casa senza il rischio di incorrere in sanzioni, in realtà sono state smentite da una circolare del Viminale. Non si può stare fuori dalla propria abitazione e dunque ci sarà tolleranza per casi particolari, ma viene escluso che si tratti di una regola. Al contrario vengono sollecitati controlli proprio nei luoghi della movida ed all’uscita dei locali.
LE PROTESTE. Il coprifuoco alle 22, pranzi e cene solo all’aperto, rappresentano però un danno secondo le associazioni di categoria. Marisa Tiberio, presidente Confcommercio Chieti, sottolinea che «da un sondaggio fatto, il 40-50% dei ristoranti domani (oggi per chi legge, ndr) non riaprirà perché le temperature non favoriscono cene all’esterno e, comunque, per riaprire al pubblico bisogna richiamare i dipendenti, servono i tavoli, un aiuto in cucina». Tradotto: sono spese che per il momento non vale la pena sostenere.
«Quindi, molti per almeno un’altra decina di giorni hanno deciso di continuare a fare solo attività di asporto». E poi «se non viene posticipato il coprifuoco è come non riaprire perché è la sera che c’è maggiore convivialità», aggiunge Tiberio. «Ci auguriamo, come pare che avverrà, che nelle prossime settimane questo provvedimento possa essere rivisto. È impensabile stare a casa alle 22, soprattutto con l’avvicinarsi della stagione estiva. Abbiamo bisogno di sicurezza ma anche della giusta programmazione».
Tesi simili sono riproposte anche dal direttore provinciale di Pescara della Confersercenti, Gianni Taucci: «Crediamo che il decreto sia sbagliato per quel che riguarda il coprifuoco e per l’opportunità data ai ristoratori». Taucci pone all’attenzione il fatto che non tutti hanno la possibilità di installare tavoli all’esterno e per questi non c’è stata una soluzione alternativa. «Molti non riapriranno per il momento, anche per via delle temperature ancora poco gradevoli».
CENTRI COMMERCIALI. I negozi nelle regioni gialle e arancioni restano aperti. I centri commerciali però saranno chiusi nei giorni festivi e prefestivi, quindi anche il sabato e la domenica, ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, lavanderie e tintorie, punti vendita di generi alimentari ed edicole. Anche questa regola ha creato non poche polemiche dopo la pubblicazione del decreto.
Per quanto riguarda il commercio nelle regioni in zona rossa, restano le restrizioni con l’apertura dei negozi che vendono beni di prima necessità e la chiusura anche di parrucchieri, barbieri e centri estetici.
ATTIVITÀ SPORTIVA. Se da oggi torna ad esserci il via libera a qualsiasi sport all’aperto, anche da contatto, è altrettanto vero che il decreto pone delle limitazioni. «Resta comunque interdetto l’uso degli spogliatoi se non diversamente stabilito nelle linee guida», è infatti specificato nel testo. (a.s.)

