Ma cresce il malcontento tra i membri di maggioranza

3 Marzo 2015

PESCARA. Il malcontento c’è. E se il sindaco non se la sente ancora, in molti all’interno della sua maggioranza stanno spingendo verso un rimpasto finalizzato a rinnovare nomi (soprattutto quelli...

PESCARA. Il malcontento c’è. E se il sindaco non se la sente ancora, in molti all’interno della sua maggioranza stanno spingendo verso un rimpasto finalizzato a rinnovare nomi (soprattutto quelli delle quattro donne) e a redistribuire deleghe prima dell’estate, con nuovi assetti ed equilibri. Lo sanno i componenti della giunta e lo sanno i consiglieri di maggioranza e opposizione, compreso Gianni Teodoro che si starebbe affrettando a entrare nel Pd per non far perdere peso ai suoi in maggioranza, vale a dire il fido Massimiliano Pignoli che al Centro precisa «sono io il suo braccio destro da sempre e non Fabio Di Paolo»; Piernicola e Veronica Teodoro, rispettivamente fratello e figlia di Gianni. Ma se Pignoli, «il più votato di Pescara con 1200 voti», ammette di esserci rimasto male a non fare l’assessore, dice anche che «la legislatura è lunga e vediamo come sarà l’andamento della giunta». Ma per ora, a detta dei più, è un andamento lento. E per tanti motivi.

Il primo: troppe deleghe importanti concentrate nelle mani di pochi, a cominciare dal vice sindaco Enzo Del Vecchio che gestendo le continue emergenze della protezione civile e dei lavori pubblici, fa fatica a stare dietro alla manutenzione stradale, alla difesa della costa e al risanamento del fiume Pescara, al parco fluviale, al piano regolatore portuale, al recupero ambientale degli spazi golenali, al demanio marittimo, ai cimiteri e alla mobilità. Lo stesso sindaco Alessandrini, costretto a onorare praticamente ogni giorno la delega di Immagine e comunicazione istituzionale non riesce ad affrontare come si dovrebbe quella alle Politiche comunitarie che al contrario, in questo momento di crisi nera, potrebbe consentire all’amministrazione di tirar fuori qualche soldo dall’Europa.

E poi l’addio forzato (per la vicenda delle indennità troppo alte sollevate da Forza Italia) di Camillo D’Angelo, l’ex vice sindaco di D’Alfonso chiamato a fare il responsabile del programma di governo di Alessandrini e ad avviare la procedura di predissesto che invece, dimettendosi, D’Angelo non ha potuto ultimare lasciando sola l’ex collega dell’Inps Sammassimo senza che nessuno (Del Vecchio e Dezio fanno notare i più informati), lo abbia difeso dagli attacchi dell’opposizione. Il risultato è un clima teso che solo i giovani (come l’assessore al Commercio Cuzzi o il presidente della stessa commissione Giampietro) provano a rinfrescare di tanto in tanto, mentre cresce il malcontento degli altri che non vogliono più stare a guardare.

«La macchina amministrativa ha bisogno di oliare i freni», commenta Pignoli, «ma se questa giunta non decolla il mio gruppo prenderà delle decisioni. Io sono stato eletto con la Lista Teodoro, le decisioni le prendiamo insieme: io, Gianni, Piernicola e Maurizio». (s.d.l.)

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