Ma il Wwf dichiara guerra: farà il ricorso

I presidenti animalisti Di Tizio e Ricci la definiscono «una pagina nera per la tutela dell’ambiente»
L'AQUILA. Pronti a dare battaglia. Non a colpi di carabina, ma di ricorsi e carte bollate. Il Wwf definisce la nuova norma «una pagina nera per la tutela dell'ambiente. Uno scempio che va fermato subito». E parte al contrattacco: «Se non verrà subito ritirata, come abbiamo chiesto», afferma Luciano Di Tizio, presidente nazionale del Wwf, «presenteremo un ricorso contro un provvedimento assurdo, privo di ogni logica. Solo 30 anni che si combatte l'aumento dei cinghiali con la caccia selettiva e la popolazione non diminuisce. Ma l'autorizzazione a cacciare anche in città», evidenzia, «è pericolosa: gli incidenti di caccia sono in numero elevato, immaginiamo cosa può accadere sparando nelle aree protette, dove vanno famiglie e bambini a passeggiare, o nei centri urbani. Assurdo». Sulla stessa lunghezza d'onda le dichiarazioni di Filomena Ricci, presidente Wwf Abruzzo. «Una delle criticità sollevate da tempo è la mancanza di dati sulla portata dei danni e il numero effettivo di cinghiali presenti in Abruzzo, sugli incidenti con le auto e le aree, agricole e non, maggiormente colpite. Manca un monitoraggio generale da cui partire per risolvere il problema della sovrapopolazione dei cinghiali. Di certo, la soluzione non è imbracciare il fucile anche in città». Il Wwf propone soluzioni alternative come recintare le zone agricole e rischio, realizzare sottopassi e viadotti sulle strade interessate dall'attraversamento dei cinghiali, posizionare dissuasori acustici e visivi per tenere alla larga gli animali selvatici.
«L'emergenza cinghiali, che in Abruzzo esiste in aree puntiformi», ammette Ricci, «va affrontata in modo completamente diverso: il Governo ha fatto un regalo ai cacciatori mettendo a rischio anche altre specie protette con l'attività venatoria». Diversa la posizione della Coldiretti, che si dice favorevole al provvedimento. «Con l’Italia invasa da 2,3 milioni di cinghiali nelle città e nelle campagne è necessario intervenire urgentemente per il loro contenimento per difendere la sicurezza delle persone e le produzioni agricole», ha dichiarato il presidente nazionale dell'associazione, Ettore Prandini. «I branchi si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, fino ai parchi, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con evidenti rischi per la salute. La situazione è diventata insostenibile, con danni economici incalcolabili alle produzioni agricole. L’invasione di vie e piazze da parte dei selvatici viene vissuta dai cittadini come una vera e propria emergenza».
Secondo un'indagine della Coldiretti 8 italiani su 10, ben l'81%, pensano che il problema vada affrontato con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero. Un italiano adulto su quattro (il 26%)», conclude il presidente Prandini, «si è trovato faccia a faccia con questi animali. Negli ultimi dieci anni il numero di incidenti gravi con morti e feriti causati da animali aumentato dell'81% sulle strade provinciali». (m.p.)

