«Ma nei ceti alti c’è più sommerso»

Di Cintio (Gruppo anti violenza del Tribunale): si tende a nascondere per vergogna
PESCARA. «Su reati come lo stalking o maltrattamenti c'è una maggiore presa di coscienza e rispetto al passato si tende a denunciare di più. Però c’è ancora tanto sommerso. Le vittime tendono a tornare sui propri passi e questo per varie ragioni. Si sentono sole o, ad esempio, non hanno un supporto economico». A parlare sono coloro che ogni giorno si trovano in prima linea a contrastare il gravissimo fenomeno dei reati in danno dei soggetti fragili, dallo stalking e dai maltrattamenti alle molestie, alle minacce sino alle violenze sessuali, e a prestare alle vittime quell’ascolto immediato di cui hanno bisogno. Sono i poliziotti e i carabinieri del Gav, Gruppo anti violenza, che opera all’interno del Palazzo di giustizia, fortemente voluto dal procuratore Annarita Mantini, e coordinati dall’ispettore superiore Cinzia Di Cintio. Con lei, ad occuparsi di questo servizio attivo dal 28 ottobre 2020, il maresciallo maggiore Pietro Salvatore, il maresciallo ordinario Fedele Agnese e l’ispettore capo Fausta Fellegrana. «Purtroppo», sottolinea l’ispettore Di Cintio, «parliamo di reati che non registrano un decremento. Dal 28 ottobre al 31 dicembre 2020 i fascicoli movimentati, quelli di cui ci siamo occupati, sono stati 55. Dal primo gennaio 2021 a oggi, il numero è raddoppiato. Siamo arrivati a 180. In 45 casi sono scattate misure cautelari dal divieto di avvicinamento al carcere. Come gruppo anti violenza, attraverso nostre indagini, abbiamo portato alla luce delle vicende tra cui anche un caso di abusi sessuali su minori. Un fenomeno quello legato alle violenze di genere in ascesa e molto serio. Ed è per questo che il procuratore Mantini ha voluto il nostro ufficio, per essere più veloci e non far spegnere l’attenzione su di esso. Ma nonostante la maggiore presa di coscienza, il sommerso è ancora tanto. Abbiamo notato che più è elevato il livello sociale delle persone coinvolte, più sommerso c’è. Probabilmente per vergogna si tende a tenere nascoste certe situazioni che invece andrebbero denunciate e portate alla luce». Le vittime di atti persecutori, maltrattamenti, violenze, sono donne di tutte le età e condizioni sociali. «Ma in questo anno», spiega l’ispettore, «ci siamo trovati ad occuparci anche di uomini, vittime di stalking sul posto di lavoro». Tanta l’attenzione anche sugli atti persecutori attraverso i social. (a.d.f.)

