Ma sul carrello della spesa pesano 168 euro in più l’anno

PESCARA . È l’Abruzzo la regione italiana nella quale, su base annua, si è verificato l’aumento più consistente dei prezzi al consumo. A sostenerlo è l’Unione nazionale consumatori, che ha stilato la...
PESCARA . È l’Abruzzo la regione italiana nella quale, su base annua, si è verificato l’aumento più consistente dei prezzi al consumo. A sostenerlo è l’Unione nazionale consumatori, che ha stilato la tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, a partire dai dati pubblicati ieri dall’Istat relativi ai prezzi al consumo e all’inflazione registrata nel mese di novembre. Secondo l’Unione nazionale consumatori, infatti, in Abruzzo con un’inflazione cresciuta dello 0,7%, una famiglia di 3 componenti deve fronteggiare un rincaro annuo di 168 euro (143 per la famiglia “tipo” composta da 2,4 componenti).
Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione dello 0,9%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia di 3 persone, a 312 euro (271 per una famiglia tipo). Al secondo posto Verona, dove il rialzo dei prezzi dello 0,8% determina un aggravio annuo di spesa, per la famiglia di 3 componenti, pari a 265 euro (207 per la famiglia tipo), terza Bari, dove l’inflazione a +0,9%, il record per questo mese di novembre, comporta una spesa supplementare pari a 232 euro (187 per una famiglia tipo). «Siamo in una situazione di impoverimento dei cittadini», ha detto Carmine Ranieri, segretario della Cgil Abruzzo-Molise, commentando i dati sui rincari, «e cresce costantemente il divario tra ciò che le famiglie devono spendere per vivere e per curarsi e i loro redditi. Diventa quindi sempre più complicato stare in Abruzzo, motivo per cui molti giovani decidono di andare altrove. Mentre, da un lato, crescono le spese che le famiglie sono costrette a sostenere, dall’altro registriamo una situazione occupazionale estremamente preoccupante: il lavoro è sempre più povero, discontinuo e precario».
Per il direttore di Confartigianato Chieti-L’Aquila, Daniele Giangiulli, «servono misure e strumenti finalizzati a incrementare il potere di acquisto dei consumatori, perché l’economia possa tornare a girare. Per farlo non si possono non considerare le micro e piccole imprese, linfa del sistema produttivo abruzzese. L’unica ricetta immediata per far ripartire l’economia, lo ripetiamo da tempo, è la riduzione del cuneo fiscale su imprese e lavoratori dipendenti e in questa direzione dovrebbero lavorare la politica e le istituzioni. L’artigianato e le piccole imprese soffrono ormai da anni anche a causa del costo della vita sempre più elevato, con la conseguente riduzione del potere d’acquisto. Ai consumatori, soprattutto in vista del Natale, suggeriamo di scegliere la convenienza dei prodotti locali e artigianali, premiando l’attività delle imprese del territorio». Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Regione, Marco Marsilio. «Stiamo lavorando per migliorare l’offerta dei servizi ai cittadini anche rimettendo in piedi strutture che erano state lasciate colpevolmente in abbandono, come l’Agenzia per la Committenza», ha detto, «che ha in pochi mesi fatto gare per beni e servizi producendo milioni e milioni di risparmio nella spesa. È chiaro che se noi risparmiamo nell’acquistare beni e servizi che poi devono essere offerti tramite le istituzioni regionali ai cittadini, anche il costo complessivo andrà a diminuire. Dobbiamo riorganizzare la macchina amministrativa e renderla poi efficiente e meno costosa per cittadini e imprese». (a.bag.)

