Madre di cinque figli: aiutatemi a non finire in mezzo a una strada

24 Marzo 2015

Dal 2013 lei e la sua famiglia occupano abusivamente un alloggio in via Rimini che ora sono costretti a lasciare

MONTESILVANO. «Aiutatemi a non finire per strada con i miei 5 bambini». A lanciare l’accorato appello è Ahlem Smaali, 40enne di origine tunisina che vive con la sua famiglia in una casa popolare dell’Ater, in via Rimini.

A pendere sulla testa della madre, di suo marito e dei loro ragazzi, di età compresa tra i 5 e i 14 anni, è uno sfratto esecutivo dovuto al fatto che la famiglia occupa abusivamente l’appartamento da circa due anni. Era il 2013, infatti, quando Ahlem e la sua famiglia, rimasti per strada per un precedente sfratto, hanno deciso di scegliere la strada dell’occupazione pur di garantire un tetto ai propri bambini, dei quali due con problemi di disabilità.

«Non avevamo alternative», racconta Ahlem, «e sapendo che c’erano degli alloggi murati in via Rimini abbiamo deciso di occupare una casa. L’abbiamo sistemata a nostre spese perché era ridotta in condizioni vergognose. Era tutto rotto. L’Ater ha cominciato subito a mandarci dei bollettini da 61 euro al mese, da versare come “indennità di occupazione”, e noi abbiamo pagato regolarmente per evitare che ci mandassero via». Ma questo non ha impedito alla famiglia di ricevere la visita dell’ufficiale giudiziario che anche domani mattina tornerà in via Rimini per riprendere possesso dell’appartamento. Abbandonare la casa, però, per la famiglia di Ahlem, significa non avere alcuna alternativa dal momento che il lavoro del marito della tunisina, che raccogliere il ferro vecchio, non è sufficiente a garantire un tetto sulla testa di una famiglia così numerosa.

«Eppure, nel 2010, presentammo tutta la documentazione per avere un alloggio», prosegue la donna, «ma ora quei documenti sono improvvisamente spariti e il Comune dice che non può fare nulla per aiutarci. Lanciamo un appello non soltanto al sindaco, Francesco Maragno, ma anche e soprattutto al governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, affinché possa aiutarci in qualche modo. La nostra paura più grande, infatti, è quella di dover rinunciare ai nostri cinque bambini. Chiediamo un aiuto concreto per mantenere unita la nostra famiglia. Dopotutto, ci sono tanti alloggi vuoti in città».

A intervenire sulla delicata vicenda di Ahlem Smaali e della sua famiglia è l’assessore comunale alle Politiche della casa, Ottavio De Martinis, il quale confessa, tuttavia, di avere le mani legate davanti a questa situazione.

«Ricordo che le case di via Rimini sono di proprietà dell’Ater, non del Comune di Montesilvano. Noi abbiamo solo la competenza di gestire le gradutorie», sottolinea. «Ed è proprio questo il problema principale della famiglia di Ahlem, che finora non ha mai fatto richiesta di accesso alla graduatoria ma ha presentato soltanto la domanda per un alloggio parcheggio, ossia quelle case che hanno carattere temporaneo per far fronte alle emergenze. Del resto, le famiglie in graduatoria sono oltre 200, molte delle quali si trovano in condizioni simili o addirittura peggiori di quelle di Ahlem per cui non possiamo in nessun modo prescindere dalla graduatoria perché altrimenti saremmo fortemente scorretti e fuori legge nei confronti dei legittimi beneficiari».

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