«Mai pensato di andare in pensione»

PESCARA. Mentre parla di vecchiaia e anzianità è seduto «bordo lago» a Manoppello dove ha creato un parco per giochi acquatici, «fronte Maiella e con un piatto di fave e pecorino», dice. Nato il 26...
PESCARA. Mentre parla di vecchiaia e anzianità è seduto «bordo lago» a Manoppello dove ha creato un parco per giochi acquatici, «fronte Maiella e con un piatto di fave e pecorino», dice. Nato il 26 aprile 1947, tra un mese compirà 76 anni, ma la pensione «significa diventare muffa» e non è lontanamente contemplata per Gianni Santomo, storico imprenditore del commercio di Pescara.
Cosa è per lei la vecchiaia?
«È una cosa che si sa appena si nasce. È una fortuna essere un anziano, come si dice “Se gioventù sapesse e se vecchiaia potesse”. La vecchiaia è un punto di vista privilegiato, perché l‘esperienza la accumuli con gli errori e io di errori ne ho fatti tanti, soprattutto con le donne. Lì ho fatto i disastri. Merito l’inferno».
Lei si sente anziano?
«Mi sento esperto, non anziano. Mi mancano le energie, quello sì, perché non riesco a sciare di seguito per due ore di fila. Ma continuo a lavorare e sono un libero professionista, quindi se non ho voglia non lo faccio e questo mi rende libero. Non ho mai pensato di andare in pensione. Vivere da pensionato significa diventare muffa».
E cosa fa durante il giorno?
«Per prima cosa apro i giornali internazionali la mattina presto, perché il mondo non dorme e bisogna aggiornarsi. Poi vado al lago, prendo il trattore, faccio lavori di manutenzione, o vado in banca per farmi finanziare qualche progetto nuovo. Ho sempre fatto il commerciante e non smetterò mai di vendere».
Qual è il più bel ricordo della sua carriera?
«Forse la coppa dei campioni di pallanuoto. La società si chiamava Libertas, il gruppo sportivo della Dc. All’epoca i partiti avevano le società sportive, erano radicati sul territori e facevano opere sociali. Il circolo tennis di Pescara per esempio fu fatto dalla segreteria provinciale del partito comunista. Oggi non esiste l’economia politica, ma una società connotata dal consumismo». (m.pa.)

