Maiella Morrone, lo sfogo «Lavoriamo come schiavi»

22 Gennaio 2016

I dipendenti senza stipendio da 5 mesi si appellano al nuovo prefetto «Costretti ad assistere disabili e anziani, se ci fermiamo scatta la denuncia»

ALANNO. Siamo lavoratori «in condizione di schiavitù», obbligati a lavorare ma senza prendere gli stipendi. I 63 dipendenti dell’azienda speciale Maiella e Morrone si appellano al nuovo prefetto di Pescara Francesco Provolo. Si è appena insediato il prefetto nel suo ufficio di piazza Italia, a Pescara, e ha già un caso intricato sulla sua scrivania, un caso che finora nessuno ha risolto: i dipendenti che assicurano i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara aspettano ancora 5 stipendi e rischiano il posto. L’ultima volta che hanno preso soldi è stato 3 giorni prima di Natale quando gli è stata pagata la metà di settembre.

È stata una dipendente a scrivere una lettera al prefetto. Una lettera di sfogo, ma densa della stessa dignità che ha guidato i lavoratori durante una protesta, dai sit-in alle occupazioni dei Comuni di Manoppello e Abbateggio, che non ha mai messo a rischio l’assistenza a disabili, anziani e minori disagiati: «Sono una dipendente della Maiella e Morrone, azienda che eroga i servizi sociali nell’ambito 35 della provincia di Pescara. Come lei saprà», ha scritto Laura Di Cicco, «in questi ultimi mesi la nostra azienda è stata purtroppo al centro delle cronache locali (e non solo) per la paradossale situazione di cui noi dipendenti siamo stati vittime. Garantendo servizi sociali essenziali, costituzionalmente garantiti, pur in assenza di una regolare retribuzione economica e in presenza di pesanti disagi materiali e psicologici dovuti al protrarsi di questa condizione per molti mesi (condizione che tristemente ancora persiste), noi dipendenti siamo stati costretti a non sospendere la nostra attività lavorativa, pena una denuncia penale per interruzione di pubblico servizio a norma dell’articolo 340 codice penale. Più volte», continua la lettera, «una delegazione di noi dipendenti si è rivolta all’allora prefetto per tentare una via d’uscita da questa situazione paradossale, ma ci è sempre stata ribadita l’obbligatorietà sancita dalla legge della precettazione a nostro carico qualora avessimo interrotto la nostra attività lavorativa, se pur in presenza di fondati motivi».

E la situazione potrebbe andare ancora avanti perché la comunità montana Maiella e Morrone, ente in liquidazione ma titolare delle quote dell’azienda speciale, potrebbe fare altre proroghe dei servizi sociali tenendo così i dipendenti legati. Di qui, l’interrogativo al prefetto: «Dal 16 gennaio, il Comune di Pescara, per mancanza di risorse economiche, ha proceduto con una serie di tagli all’assistenza domiciliare garantita dagli operatori della coop Polis, riducendo l'assistenza a 90 malati e persone non autosufficienti e sospendendola ad altri 60 utenti nelle stesse condizioni. Si procederà alla precettazione del Comune per interruzione di pubblico servizio? In caso contrario, quali sono i criteri che obbligano alla denuncia penale di singoli cittadini che lavorano in stato di schiavitù e non un ente locale che ha più gravi responsabilità?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA