Maltrattamenti, maestra assolta Cadono le accuse degli alunni

L’insegnante del Comprensivo 1 era stata trasferita in un’altra classe dopo un’indagine interna Secondo l’accusa, la docente umiliava, derideva e vessava i bambini. Il giudice: «Il fatto non sussiste»
PESCARA. Ha scelto di definire il suo procedimento nel corso dell’udienza preliminare che si è tenuta ieri davanti al giudice Antonella Di Carlo, ed è stata assolta con la formula piena, perché il fatto non sussiste.
L’imputata era una maestra dell’istituto comprensivo Pescara 1, E.C., 66 anni, ormai in pensione, che era finita sotto inchiesta per maltrattamenti a una decina di suoi piccoli allievi. Un’accusa grave che alla fine si era trasformata in una sorta di rivolta nei suoi confronti, visto che le parti offese individuate dal pm Rosangela Di Stefano (il pm che definì il procedimento con la richiesta di processo), erano diventate 26: in sostanza tutta la classe.
Ma il gup, al termine della discussione e dopo aver ascoltato il pm in aula (Marina Tommolini che aveva chiesto la condanna a due anni), ha invece deciso per l’assoluzione con la formula piena, sposando la tesi difensiva.
Interessante, a questo punto, sarà conoscere i motivi della sentenza che dovrebbero essere depositati a breve. Le accuse contenute nel capo di imputazione erano piuttosto pesanti. L’imputata, si legge nell’accusa, «si lasciava andare a scoppi di ira senza giustificato motivo, vessando gli allievi psicologicamente, umiliandoli e deridendoli davanti ai compagni di classe».
Insulti quasi mai legati a comportamenti scorretti dell’allievo durante le lezioni. Insulti quali: «sei un’handicappata; sei stupida; hai la voce di una gallina; mi fai vomitare; guardati quanto sei grasso; cicciona; siete delle nullità, valete meno di zero». E qualche volta chiamava in causa anche le famiglie di quei ragazzi che frequentavano la prima media, quindi piuttosto piccoli e senza malizia, con frasi del tipo: «le vostre mamme sono cagne, lavorano di notte». Una situazione che era ormai diventata insostenibile per tutti, anche per alcune colleghe che avrebbero assistito a qualche situazione nei corridoi della scuola, quando ad esempio, al passaggio di due ragazze, si rivolse ad una collega dicendole «dì a queste due di farsi una doccia». Fu la mamma di una studentessa a rivolgersi ai carabinieri, formalizzando un esposto e mettendo così in moto anche la macchina della scuola che fece delle attività interne per capire i termini della questione, che portarono alla decisione di spostare quella insegnante in un’altra classe. I fatti contestati dalla procura riguardavano un periodo compreso tra settembre del 2019 e febbraio del 2020. (m.cir.)
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