Mamma e figlia salve «Grazie, ho temuto per la mia bambina»

20 Settembre 2022

Fine dell’incubo alle 4,30: «Erano infreddolite e spaventate» Il racconto del soccorritore che ha preso in braccio la piccola

SPOLTORE. I loro nomi gridati nel buio dai soccorritori, il sollievo e la fine dell’incubo. «Grazie, ho avuto paura per la mia bambina» le prime parole della mamma di 43 anni di Spoltore dispersa da domenica pomeriggio nella Valle dell'Orfento, a Caramanico, insieme alla figlia di 5 anni, presa poi in braccio dal suo salvatore. Madre e figlia sono state rintracciate, infreddolite e spaventate, intorno alle 4 e mezzo di ieri notte dagli uomini del soccorso alpino e speleologico, lungo il sentiero delle Scalelle che dal centro visite Barrasso conduce al ponte di Caramanico. Si erano inoltrate per sei chilometri, mancando un incrocio di sentiero, in un territorio impervio, tra rocce, rovi e animali selvatici, a 700 metri di quota e con un abbigliamento leggero addosso.
L'allarme è scattato intorno alle 20 di domenica con la segnalazione ai carabinieri del figlio sedicenne della donna che è rimasto in contatto con la madre dalle 16 alle 18,30, prima di perdere il segnale. Sul posto una cinquantina di volontari, coordinati dalla cabina di regia della prefettura, del soccorso alpino e speleologico con il gruppo cinofili dei carabinieri in congedo, Protezione civile, Croce Rossa, carabinieri forestali e cinofili della polizia di Stato, vigili del fuoco, due medici e un infermiere con l'ambulanza del 118 che hanno prestato le prime cure a mamma e figlia subito dopo il ritrovamento. In sorvolo anche un elicottero della Guardia costiera dotato di sensori di calore e i droni del soccorso alpino. Al gruppo, a fine intervento, è arrivato anche il grazie del prefetto Giancarlo Di Vincenzo.
La gita domenicale, complice il bel tempo, si è trasformata in un incubo per mamma e figlia che hanno vagato nella Valle per ore nella notte e col telefono scarico. Senza poter comunicare con anima viva hanno trovato riparo dietro una roccia e si sono fermate, sperando in un miracolo. Le squadre di ricercatori le hanno rintracciate inerpicandosi a piedi tra i sentieri e «dopo aver urlato i loro nomi come si fa in questi casi», racconta Gianluca D’Andrea, capostazione del soccorso alpino e speleologico di Penne che ha coordinato le operazioni dal centro Barrasso dove è stata istituita la cabina di regia della prefettura. «La signora era sotto choc, ci ha ringraziato spiegandoci l’accaduto. Era spaventata e preoccupata per la piccola, che ho preso in braccio, aveva le gambette fredde, ma sembrava tranquilla, nonostante tutto. L’ha presa come un gioco, ci ha raccontato della scuola, l'abbiamo rassicurata». Mamma e figlia sono state rifocillate e riscaldate con teli termici.
Domenica, dopo le 16, si erano avventurate tra i sentieri mentre il resto della famiglia è rimasto in paese fino a quando, preoccupato per la lunga assenza di madre e sorellina, il figlio ha lanciato l'allarme ai carabinieri di Caramanico. «Erano intirizzite dal freddo e non è stato possibile agganciare il segnale del telefonino scarico», aggiunge Paolo Di Quinzio, del soccorso alpino, «abbiamo battuto il sentiero a piedi. Pensavano di farcela, conoscevano la zona dove erano state anni fa, ma si sono allontanate troppo in alto». Il sindaco Luigi De Acetis, che ha seguito il lavoro dei soccorritori: «È andata bene, ma ai visitatori raccomando di essere più accorti anche nell'equipaggiamento e di informarsi bene sul percorso dal nostro sito, prima di una escursione. Con i carabinieri Forestali, abbiamo disseminato gli ingressi di punti informativi».