Mancata bonifica della discarica: accertamenti della Procura al via

A Bussi due giorni di prelievi sui campioni di acqua per verificare il corretto smaltimento dei rifiuti E per questo atto irripetibile, gli indagati salgono a 5: il sindaco e i vertici delle società Edison e Solvay
BUSSI SUL TIRINO . È iniziata ieri mattina a Bussi, sui terreni dove nel 2007 venne scoperta la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici e nocivi d’Europa, la due giorni di accertamenti irripetibili voluti dai magistrati del pool della procura di Pescara che hanno aperto l’ennesimo fascicolo per stabilire eventuali responsabilità su quello che si è fatto o meno, per bonificare quell’area e salvaguardare la salute pubblica dei cittadini residenti in quella zona, dove incidono le discariche 2A e 2B.
Una ventina di persone ha partecipato ieri al prelievo di una serie di campioni di acqua dal serbatoio pump and stock delle acque di falda, al fine di accertare la corretta caratterizzazione dei rifiuti, considerato che poi, al termine del loro percorso, questi vengono smaltiti come rifiuti non pericolosi.
E quindi è questa la prima preoccupazione della procura (seguono l’inchiesta il procuratore Anna Rita Mantini e i sostituti Anna Benigni e Luca Sciarretta) che vuole stabilire se si tratti proprio di rifiuti non pericolosi. Da qui la serie di prelievi che ieri hanno effettuato i tecnici dell’Arta insieme ai carabinieri forestali che conducono le indagini. Presenti alle operazioni anche cinque esperti nominati da Edison e Solvay che risultano indagate per inquinamento, insieme al sindaco del Comune di Bussi, Salvatore Lagatta, che dal 2018 risulta proprietario di quei terreni acquistati ad un prezzo simbolico di 1 euro dalla Solvay.
Insieme al primo cittadino, risultano indagati per inquinamento, l'ingegnere Marco Colatarci della Solvay, il presidente del cda di Edison, il francese Marc Banayoun, l'amministratore della stessa società, Nicola Monti, mentre all’ultimo momento la notifica di questo atto irripetibile è stata inviata dalla procura pescarese anche ad Andrea Alessandro Del Frate, ingegnere della Edison con delega alle problematiche ambientali attuali e passate: e dunque il numero degli indagati in questo fascicolo sale adesso a cinque.
Oltre ai consulenti di parte, le due società hanno inviato a seguire queste operazioni anche tre avvocati (La Morgia, Centonzi e Giacomelli), mentre il sindaco di Bussi ha deciso di non nominare nessun esperto per partecipare a questo incidente probatorio.
Ma la parte più interessante sarà quella che verrà effettuata questa mattina negli uffici dell’Arta dove i campioni prelevati ieri verranno aperti (alla presenza di tutte le parti) per essere esaminati. Solo se da questi esami dovessero evidenziarsi dati di inquinamento contro la norma, si procederà ad altri prelievi, ma questa volta nei piezometri esistenti, con delle attrezzature che dovranno essere eventualmente fornite da ditte specializzate, visto che l’Arta non ne ha la disponibilità. Questo atto irripetibile dovrà servire ai magistrati per mettere dei punti fermi nell’inchiesta per accertare eventuali responsabilità di chi non ha fatto quello che doveva in questi anni per salvaguardare una zona altamente inquinata. Dall’ultima relazione dell’Arta, emergeva il perdurare dell’inquinamento proprio per i liquidi che continuano a fuoriuscire dalle due discariche denominate 2A e 2B. Ed è anche per questo che la procura si è mossa: stabilire se quel percolato che continua a uscire dalle due discariche e a penetrare nel sottosuolo accresce il livello di inquinamento di quella zona è una priorità assoluta. E fra due giorni, i giudici della Cassazione dovranno esprimersi sull’ennesimo ricorso presentato da Edison, individuata come la responsabile dell’inquinamento di quella vasta zona dove vennero smaltite abusivamente tonnellate di rifiuti tossici e nocivi.

