Mancata gestione dei contagi: Ciamponi si difende con le carte

18 Marzo 2021

Il manager della Asl e il direttore sanitario per 4 ore davanti ai pm su incarichi e prevenzione

PESCARA. Quattro ore di interrogatori davanti ai pm Luca Sciarretta e Anna Benigni per il direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, e per il direttore sanitario, Antonio Caponetti, entrambi indagati nell'inchiesta sui contagi da Covid.
Due ore a testa per rispondere alle domande dei magistrati (era presente anche il comandante dei Nas, Domenico Candelli, che sta conducendo le indagini sul campo).
«Confronto sereno», ha detto Ciamponi dopo aver terminato il suo interrogatorio, «mi hanno fatto varie domande alle quali ho risposto. Confido nella loro professionalità».
Intorno alle 17, invece, davanti ai magistrati si è seduto l'attuale direttore sanitario Caponetti, uscito anche lui due ore dopo accompagnato dal suo legale, Tommaso Marchese. «Si è svolto tutto in un'atmosfera molto serena», ha precisato l'avvocato che assiste anche Ciamponi, «e di questo ringraziamo i pubblici ministeri che hanno ascoltato i due indagati che hanno avuto modo di illustrare e spiegare tutto, ritenendo di aver chiarito la loro posizione».
Il legale nei giorni scorsi aveva preparato una documentazione da presentare ai magistrati che però non è stata evidentemente esaustiva. «Molti documenti erano già stati acquisiti dalla procura», aggiunge l'avvocato Marchese, «anche se ci riserviamo di integrare questa documentazione con altri atti di cui è emersa la necessita durante l'interrogatorio».
Punto centrale da chiarire è naturalmente la mancata nomina del direttore del dipartimento di prevenzione che secondo la procura avrebbe un ruolo fondamentale e la cui assenza avrebbe contribuito ad aggravare significativamente la situazione per quanto riguarda il dilagare del contagio.
Ma su questo aspetto sembra che i due indagati ed il loro legale abbiano presentato ai magistrati alcuni documenti piuttosto importanti che potrebbero contribuire a fare ulteriore chiarezza sul problema.
Quella nomina sarebbe vacante dal 2017: sarebbero stati avviati all’epoca discorsi preliminari sul come comporre la terna dei papabili e per superare problemi legati magari ad eventuali rinnovi di incarichi. C'era peraltro l'ostacolo del Comitato del dipartimento che doveva essere composto. Insomma, sembra però che dagli atti sia emerso che il primo a compiere un passaggio tangibile sulla strada della soluzione del problema sia stato proprio Caponetti, nell’ottobre del 2019, con uno specifico verbale redatto quando Caponetti ricopriva l'incarico di direttore generale facente funzione. E dal mese di novembre dello stesso anno sarebbe poi partita, grazie a lui, stando almeno alle carte, la procedura.
Ma ieri sarebbero state messe sul tavolo anche altre situazioni per meglio delineare il complesso assetto organizzativo della Asl, perché se è vero che quell'importante incarico di direttore del dipartimento di prevenzione non ancora viene assegnato, è anche vero che in questo periodo di pandemia, con tutta la gravità della situazione attuale, alcuni di quegli incarichi sarebbero stati comunque assegnati come funzioni amministrative precise.
Elementi che dovranno comunque passare al vaglio della procura che, nel capo di imputazione, ha contestato ai due dirigenti dell'Azienda il pesante reato di epidemia colposa, collegandolo appunto alla mancata nomina di chi si sarebbe dovuto occupare a pieno regime di organizzare fra le altre cose il «complesso delle attività del così detto “contact tracing”, volte ad identificare e gestire i contatti dei casi probabili o confermati di Covid 19, individuare e isolare rapidamente i casi secondari al fine di intervenire e interrompere la catena di trasmissione del contagio».
E non facendo questa nomina i due indagati, secondo l’accusa, «avrebbero concorso a «cagionare, per colpa, l'aggravarsi della pandemia da Covid 19 nel territorio di competenza della Asl di Pescara».
Quanto alla truffa per una indennità non spettante che Caponetti avrebbe comunque percepito, la difesa avrebbe depositato la documentazione per dimostrare che, al contrario, non gli sarebbe stata riconosciuta alcuna indennità non dovuta e anzi, il direttore sanitario avrebbe percepito addirittura qualcosa in meno. Tutto è ora al vaglio dei magistrati.
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