Mancato tracciamento dei contagi Oggi interrogatorio dei vertici Asl

PESCARA. Oggi pomeriggio i vertici della Asl di Pescara indagati per la vicenda dei contagi da Covid, dovranno chiarire la loro posizione davanti ai pm Luca Sciarretta e Anna Benigni, titolari dell'in...
PESCARA. Oggi pomeriggio i vertici della Asl di Pescara indagati per la vicenda dei contagi da Covid, dovranno chiarire la loro posizione davanti ai pm Luca Sciarretta e Anna Benigni, titolari dell'inchiesta. Il direttore generale dell'azienda sanitaria, Vincenzo Ciamponi, e il direttore sanitario Antonio Caponetti, attualmente indagati per concorso in epidemia colposa, abuso d’ufficio e truffa, dovranno rispondere alle domande dei magistrati nell’interrogatorio programmato dalla procura: un passaggio fondamentale per comprendere quanto le accuse formulate a loro carico rispondano o meno al vero.
Al centro dell'inchiesta, fino a questo momento, ci sarebbe la mancata nomina, da parte dei due indagati, del direttore del dipartimento di prevenzione che, per dirla con le parole della procura, avrebbe provocato «l’aggravarsi della pandemia da Covid nel territorio di competenza della Asl di Pescara». Questo perché, questa determinante figura che fino ad oggi manca, è di «rilievo strategico nella gestione della pandemia, avendo fra gli altri lo specifico compito di organizzare il complesso di attività di “contact tracing”, volte a identificare e gestire i contatti dei casi probabili o confermati di Covid, individuare e isolare rapidamente la catena di trasmissione del contagio».
E qui si entra nel vivo delle accuse contestate dai due magistrati che nel capo di imputazione specificano che «stante la perdurante vacanza del ruolo apicale del dipartimento di prevenzione, venivano a crearsi all’interno del suddetto dipartimento gravi criticità organizzative e gestionali nelle attività di individuazione e isolamento dei casi positivi al Covid con conseguente ritardo delle successive attività di contatto e isolamento dei “contatti stretti” dei positivi, che comportavano il mancato tracciamento, e quindi isolamento, di più di mille pazienti positivi al Covid e, da ultimo, il propagarsi della pandemia sul territorio».
E dunque è piuttosto chiaro che i due indagati, assistiti dall’avvocato Tommaso Marchese, avranno tutto l’interesse a fornire ai magistrati ogni elemento utile per chiarire le rispettive posizioni, soprattutto in un momento poi così critico e delicato, dove il dilagare della variante inglese ha fatto schizzare i contagi.
Il legale ha già predisposto una corposa documentazione da consegnare alla procura: documenti che peraltro i magistrati dovrebbero già avere in quanto i carabinieri del Nas, che conducono le indagini con il comandante Domenico Candelli, nelle ultime settimane sono andati più volte negli uffici della Regione Abruzzo, e soprattutto in quelli della Asl e dell’ospedale, proprio per acquisire tutta la documentazione idonea a sostenere l’accusa. Bisognerà quindi mettere in fila ogni aspetto contrastante, così come ad esempio quello relativo all’ipotesi di truffa.
Si contesta a Caponetti di aver percepito 1.200 euro lordi in più che non gli sarebbero spettati in quanto, come recita testualmente il capo di imputazione, «omettendo di comunicare all'amministrazione che Caponetti, terminato l'incarico di direttore generale facente funzione, non aveva riassunto il ruolo apicale presso il dipartimento di prevenzione, rispetto al quale era decorso il termine massimo di permanenza nel mese di luglio 2017, induceva in errore l’amministrazione sul fatto che il Caponetti non fosse più il direttore del suddetto dipartimento e come tale non avesse diritto alla corresponsione dell'indennità mensile di 1.200 euro lordi aggiuntiva riconosciuta al direttore del Dipartimento, che quindi continuava a percepire».
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