Manfreda: che fare in casa? Leggere e non lasciare i bimbi davanti alla tv

PESCARA. L’ansia di contrarre il virus, la depressione per l’isolamento in casa, il timore di un pericolo che non si vede ma c’è, l’incertezza del futuro. Il coronavirus ha stravolto le abitudini e l’...
PESCARA. L’ansia di contrarre il virus, la depressione per l’isolamento in casa, il timore di un pericolo che non si vede ma c’è, l’incertezza del futuro. Il coronavirus ha stravolto le abitudini e l’equilibrio delle persone, alimentando pensieri negativi. Come uscirne fuori? «La fase depressiva non dev’essere vista come un aspetto negativo, ma come la possibilità di compiere un viaggio interiore. Riscoprite l’importanza della parola, dell’ascolto e della lettura, piaceri che la frenesia della vita vi ha impedito di cogliere». Lo dice Paolo Manfreda, presidente della Fondazione dell’ordine degli psicologi d’Abruzzo, che ha attivato servizi di supporto per famiglie, medici, infermieri e tutti quelli che sono in prima linea a fronteggiare l’emergenza Covid-19. Per usufruire del servizio, basta accedere al sito www.ordinepsicologiabruzzo.it e seguire le istruzioni.
Dottor Manfreda, quali sono le richieste di aiuto che vi arrivano?
«Le persone ci chiedono come comportarsi in un periodo in cui hanno perso il normale sviluppo della propria vita e ci sono cambiamenti. Vogliono sapere come resistere a vivere dentro casa. Quello che caratterizza la loro sofferenza è non vedere una via d’uscita a breve termine. Nasce, così, uno stato depressivo, subentra la paura che il virus possa colpire anche noi. Si sviluppano aspetti di fobia e ipocondria e stati di nevrosi ossessiva».
Come si gestisce l’ansia?
«Bisogna saper leggere uno stato depressivo e capire che questo può essere visto positivamente per rivalutare quelle cose che in una vita così frenetica vengono sempre rimandate. Bisogna sognare e pensare ai desideri da esaudire dopo, riscoprire tante emozioni che possono essere vissute in questa condizione di prigionia in casa. Riassaporare l’attività comunicativa con i familiari, riscoprire le affettività, fare un viaggio interiore per scoprire quali sono le persone sulle quali contare».
Altri consigli pratici per riempire le giornate?
«Cucinare, fare attività sportiva dentro casa, essere creativi nel disegno e, soprattutto, leggere. Bisogna riscoprire l’odore del libro, la bellezza del girare le pagine. È un modo per evadere dal mondo di chiusura perché la lettura ti apre nuovi orizzonti».
A tal proposito, voi come Fondazione avete attivato il servizio “Pronto, chi favola?”.
«Ogni giorno, alle 19,30, 12 psicoterapeuti inviano ai genitori che hanno richiesto il servizio una favola di Gianni Rodari da leggere ai propri bambini. Queste letture offrono spunti di riflessione sia ai figli sia ai genitori che devono essere educatori e trasmettere ai bambini la passione per la lettura. I genitori non devono abbandonare i figli davanti alla televisione, ma devono stare con loro perché i bambini hanno bisogno di essere visti, riconosciuti e amati. Sono già 800 le famiglie che hanno richiesto il servizio. Chi vuole può chiamare al 347-6957032».
E poi c’è un supporto psicologico anche per i medici e il personale sanitario.
«Sì, 38 psicoterapeuti dalle 21 alle 23 si dedicano all’ascolto di medici, infermieri, operatori socio sanitari, ufficiali di polizia, vigili del fuoco che vivono uno stato di grande ansia perché sono quelli più esposti al contagio».
Come si gestisce l’ansia in questi soggetti?
«Con la parola, col poterne parlare con qualcuno che ti ascolta. L’ansia diminuisce dal momento in cui si passa dai pensieri più fantasiosi alla valutazione dell’oggettività del pericolo. Devi entrare in un contesto dove se non hai avuto contatti o non hai vissuto situazioni di estremo pericolo, puoi dire di stare tranquillo».
Quanto incide l’informazione sull’umore?
«C’è un eccesso di bombardamento mediatico. Va evitato. C’è chi sta attaccato al telefono ed è ossessionato dalla ricerca di notizie che non permette di pensare ad altro. L’eccesso di informazione alimenta l’ansia».
Come si possono aiutare gli anziani?
«Loro soffrono di più la solitudine. Non vedere più figli e nipoti influisce sul loro stato d’animo. Alcuni nonni ascoltano le favole con i nipoti grazie al nostro servizio. Va sviluppato, però, un progetto ben preciso per entrare anche nelle case degli anziani».
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