Mangia a mensa e si sente male Bambino allergico va in ospedale

29 Settembre 2019

Sotto accusa uno yogurt, o un budino, servito al bimbo di tre anni allergico alle proteine del latte Il padre: quando l’ho ripreso sudava e respirava male. E il genitore si è rivolto ai carabinieri

PESCARA. Uno shock anafilattico al suo primo giorno di scuola. I motivi sono ancora tutti da verificare, ma nella denuncia che il papà ha messo nero su bianco venerdì sera davanti ai carabinieri forestali emerge tutta la disperazione di un genitore dopo che il figlio, di 3 anni, è stato ricoverato per quattro giorni all’ospedale civile di Pescara dopo il primo pasto consumato alla mensa scolastica.
La causa scatenante di quella che sul referto medico viene definita una “verosimile anafilassi da allergia alle proteine del latte” sembrerebbe uno yogurt o un budino che il piccolo, in base alla sua dieta speciale, non avrebbe potuto mangiare e che probabilmente avrebbe ingerito. Ma il condizionale in questi casi è d’obbligo, visto che sono in corso le indagini da parte delle forze dell’ordine.
Secondo quanto riferito dal genitore al nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Pescara, tutto sarebbe successo lunedì scorso, 23 settembre, primo giorno di mensa per le scuole comunali pescaresi a tempo pieno, tra cui l’istituto dell’infanzia di Colle Pineta frequentato dal bimbo. Intorno alle 13,35 il papà di Angelo (nome di fantasia), un 35enne di Chieti, va a riprendere il figlio prima della fine dell’orario previsto dal tempo pieno. Secondo il racconto fatto dal genitore ai carabinieri forestali, il piccolo era in piedi e piangeva, sudando a freddo e non riuscendo a respirare correttamente. «Ho chiesto spiegazioni alla maestra sul perché mio figlio stesse piangendo», si legge sulla denuncia, «e lei mi ha risposto che aveva rimesso almeno due o tre volte del catarro».
Dopo la somministrazione, una volta a casa, di due Bentelan e di uno spray per aprire le vie respiratorie, il papà inizia a interrogare il bimbo. «Ho domandato a mio figlio cosa avesse mangiato alla mensa della scuola», prosegue la denuncia, «e lui mi ha risposto che aveva mangiato uno yogurt». Ma Angelo è allergico alle proteine del latte vaccino da quando aveva due mesi. Il disturbo alimentare, che spesso viene confuso con l’intolleranza al lattosio, ma che in realtà rappresenta una patologia completamente diversa, secondo il racconto del genitore sarebbe stato segnalato al Sian (il Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione) di Pescara, depositando il certificato del medico specialista con l’indicazione della dieta speciale seguita dal piccolo. «Vedendo che non vi erano miglioramenti», continua il racconto del papà, «io e la mia compagna abbiamo deciso di portare il bimbo all’ospedale di Pescara».
Al pronto soccorso di Pediatria i medici accertano lo shock anafilattico e scrivono la diagnosi sul referto: “Verosimile anafilassi da allergia alle proteine del latte”.
Per riprendersi dalle conseguenze della grave allergia, Angelo resta ricoverato allo Spirito Santo per quattro giorni. Viene dimesso giovedì scorso, il 26 settembre. Il giorno successivo il papà va dai carabinieri forestali per sporgere la querela per «lesioni personali colpose” a carico di ignoti “a causa della probabile somministrazione presso la mensa scolastica di alimenti contenenti proteine del latte, in un soggetto allergico».
Nel frattempo, secondo quanto riferito ancora dal genitore, ha cercato risposte prima contattando i responsabili della refezione della scuola di Colle Pineta e poi incontrando i responsabili della ditta che ha vinto l’appalto per le mense pubbliche, la Serenissima ristorazione. Solo successivamente l’uomo si è messo in contatto con il comitato di genitori “Noi a mensa” presieduto da Claudio Cretarola.
«Solo un angelo può averlo salvato», rimarca Cretarola ricostruendo l’accaduto e attaccando «la farraginosa macchina della refezione scolastica». «Il papà», dice, «ha deciso di andare a prendere il suo unico figlio, il primo giorno di tempo pieno, prima dell’orario previsto, così, per dare ascolto a quella vocina che solo i genitori sentono».
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