Manuela Fusilli: «Ho fatto la domanda tra le lacrime Dovrò ricominciare da capo»

PESCARA. «Ho fatto la domanda per il concorso piangendo. Mi sento profondamente umiliata. Dopo 14 anni di insegnamento, devo ricominciare daccapo». Manuela Fusilli, 43 anni, pescarese, due figli,...
PESCARA. «Ho fatto la domanda per il concorso piangendo. Mi sento profondamente umiliata. Dopo 14 anni di insegnamento, devo ricominciare daccapo».
Manuela Fusilli, 43 anni, pescarese, due figli, Paolo e Roberta di 16 e 15 anni, dal 2004 è docente di Diritto ed Economia alle scuole secondarie. Gli inizi sono stati duri: «Più di nove anni di precariato alle scuole paritarie, fino al 2014». Poi si accende la speranza con l'arrivo della legge sulla Buona Scuola (107 del 13 luglio 2015). E finalmente arriva il ruolo: «Dopo la domanda di assunzione, prendo servizio all'istituto Di Marzio a Pescara nel settembre 2016».
E’ fatta. Anzi no: «Era un tranello perché con la mobilità obbligatoria siamo stati esiliati. Io sono stata spedita a Castelfranco Veneto, provincia di Treviso, al Maffioli, un istituto alberghiero. Lontana da casa 600 km, ho utilizzato gran parte dello stipendio, 1417,09 euro, per pagare 360 euro una stanza in affitto dove vivevo insieme ad altre persone, come una studentessa fuori sede. In più ho dovuto affrontare le spese per la casa di Pescara condivise con la famiglia dove ho lasciato anche i genitori anziani e malati». A Castelfranco, la prof Fusilli rimane quattro mesi «perché non ho ottenuto l'assegnazione provvisoria che mi avrebbe permesso, come tanti altri colleghi, di tornare a casa dopo venti giorni». Assegnazione sfiorata per un solo numero in graduatoria.
«Ero tredicesima, ma solo 12 docenti hanno ottenuto l'assegnazione provvisoria». Quindi, come è andata a finire? «Che non ho ottenuto subito il trasferimento a Pescara», prosegue la docente, «e quando sono tornata, mi hanno assegnato al Misticoni di viale Kennedy tra il 2016 e il 2017. Però, nell'agosto 2017 ho dovuto produrre di nuovo domanda di mobilità per poter rimanere in città. Quindi, ho avuto la cosiddetta “utilizzazione” che mi ha consentito di rimanere a Pescara perché, altra cosa strana, in Veneto io risultavo essere in esubero. In realtà, in sostanza, neppure a Castelfranco, dove ho la cattedra, servivo. Ero di troppo anche lì».
Ora, Fusilli insegna alle scuole serali e nel frattempo ha dovuto preparare la domanda per il concorso ministeriale per ottenere il posto fisso vicino a casa «ma la domanda è farraginosa, chiedono gli anni di servizi, le certificazioni linguistiche e tanto altro di incomprensibile. Tutto questo per tornare precari dopo anni in cattedra. Scandaloso». (c.co.)
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