Manzoli: contro la variante Delta il vaccino è l’unica arma che c’è

«I vaccini sono l'unica arma disponibile se vogliamo tornare a vivere normalmente, per evitare nuove restrizioni. Avremo a che fare con questo virus per anni. Circolerà ancora e arriveranno altre...
«I vaccini sono l'unica arma disponibile se vogliamo tornare a vivere normalmente, per evitare nuove restrizioni. Avremo a che fare con questo virus per anni. Circolerà ancora e arriveranno altre varianti. Dovremo abituarci a conviverci e a vaccinarci. I sieri al momento disponibili garantiscono la copertura anche contro la temuta variante Delta». Lo afferma il medico epidemiologo Lamberto Manzoli, direttore del Dipartimento di scienze mediche dell’Università di Ferrara. Originario di Bologna, ma abruzzese di adozione (risiede a Pescara), Manzoli è autore di un importante studio sull'efficacia dei vaccini.
Professore, quanto è rischiosa la variante Delta (prima definita "indiana")?
«La variante Delta rappresenta un rischio, ma non è ancora chiarissimo quanto alto, visto che i dati a disposizione sono pochi. Sicuramente è un rischio potenziale. È tra il 30 e il 60% più contagiosa della variante inglese, che a sua volta era il 50% più contagiosa del ceppo originario.
È solo più infettiva o anche più aggressiva?
«I dati disponibili ci dicono che, rispetto alla variante inglese, è anche il doppio più aggressiva per quanto riguarda il rischio di ospedalizzazione. In Inghilterra la variante Delta è ormai dominante. In Italia i numeri sono bassi, circola ancora poco e dobbiamo cercare di non farla circolare».
Come?
«I vaccini sono l'unica arma disponibile se vogliamo tornare a vivere normalmente. I dati attuali su contagi, ricoveri e decessi ci consentono di allentare le restrizioni e la risposta, in questo momento, sono i vaccini. Un peggioramento ci sarà, è inevitabile, in autunno e in inverno. Quindi è bene vaccinarsi subito, in un periodo in cui il virus circola poco, come quello attuale. Non ha senso aspettare ancora. Ed è essenziale vaccinare soprattutto le persone dai 50 anni di età in su, cioè quelle più a rischio in caso di Covid-19. I vaccini di certo non risolvono tutto, ma riducono l'impatto. Avremo a che fare con questo virus per anni. Dobbiamo abituarci alle vaccinazioni».
I vaccini sono efficaci contro la variante Delta?
«Se da un lato ci sono aspetti negativi, cioè i maggiori rischi derivanti dalla variante, dall'altro ci sono dati positivi: la risposta è sì. Al momento sono disponibili due studi. Ci dicono che due dosi di AstraZeneca o di Pfizer garantiscono una copertura del 92-95% contro forme di Covid-19 che richiedono il ricovero, mentre con il ceppo originario o con la variante inglese la copertura è del 95-99%. Insomma, c'è una riduzione, ma è minima. Con una sola dose, invece, si scende al 50% di copertura».
Dunque, tutti i sieri ora disponibili sono efficaci?
«Da un punto di vista dell'efficacia non esistono vaccini di serie A e di serie B. Sono tutti efficaci. Anche AstraZeneca, tanto contestato per la sicurezza, è molto efficace e copre bene contro la variante Delta. È stato contestato, sì, ma esclusivamente per la sicurezza, perché presenta rischi minimi (un caso ogni centomila dosi) in fasce di età per cui il rischio di morte da Covid-19 è comunque bassissimo, ma non ne è stata contestata l'efficacia».
A conferma dell'efficacia dei vaccini, d'altronde, c'è un suo studio su 37mila persone della provincia di Pescara. «Lo studio, di recente, è stato pubblicato sulla rivista Vaccines. Nel frattempo abbiamo anche rifatto le analisi con un follow up più lungo e i dati sono confermati: i vaccini riducono drasticamente infezioni, malattie e decessi. Abbiamo condotto anche un altro studio, sempre su pazienti pescaresi, relativo alle reinfezioni: cioè che emerge è che solo lo 0,3% delle persone guarite dal Covid e non vaccinate si è reinfettato e solo una su mille è finita in ospedale».

