«Maravalle ha nascosto la malattia per l’adozione»

10 Maggio 2016

Il bambino russo ucciso a 5 anni, le motivazioni della condanna per falso Il giudice: «Anche la moglie e i medici hanno celato i disturbi mentali»

PESCARA. «Maravalle, consapevolmente e volontariamente, ha omesso di riferire, in sede di colloquio presso i Servizi sociali, la sussistenza della propria malattia mentale al fine di garantirsi il buon esito della pratica di adozione internazionale del piccolo Maxim». È uno dei passaggi chiave della motivazione della sentenza di condanna a un anno per il reato di falso a carico di Massimo Maravalle, il tecnico informatico, affetto da disturbo psicotico atipico, che l’estate di due anni fa uccise nel sonno il figlio adottivo di 5 anni Maxim, di origine russa. Una malattia tenuta nascosta ma che poi si è manifestata con l’omicidio del bambino.

In venti pagine il gup, Nicola Colantonio, spiega che Maravalle – assolto per l’omicidio del bimbo perché non imputabile per incapacità di intendere e di volere all’epoca dei fatti – è colpevole rispetto alla questione legata alle pratiche di adozione perché in quel periodo e, precisamente, nel settembre 2010, «pur presentando una patologia psichica, assumeva regolarmente i medicinali e non manifestava comportamenti violenti o condotte irregolari. Le risultanze peritali», scrive il gup, «non permettono di affermare che Maravalle», all’epoca dei colloqui per valutare l’idoneità all’adozione, «si trovasse in stato di incapacità di intendere e volere».

Nella vicenda dell’adozione sono coinvolti anche la moglie del tecnico informatico, Patrizia Silvestri; il medico del Servizio di medicina legale e del lavoro della Asl di Pescara, Giuliana Iachini; e il medico di base, Fabio Panzieri, per i quali è ancora in corso un procedimento per l’accertamento della loro eventuale responsabilità per il reato di falso in concorso.

Colantonio evidenzia che Maravalle «unitamente alla moglie, nel rendere una anamnesi complessiva inerente aspetti socio-familiari, pur riferendo di malattie di familiari e di circostanze inerenti il percorso di vita di ciascuno, nulla riferiva in merito ad eventuali problematiche psichiche ed in ordine alla incidenza delle relative cure mediche sulla vita della coppia».

Secondo il giudice, il racconto reso dai coniugi era «evidentemente insufficiente e inidoneo a garantire una valutazione esaustiva». Colantonio, quindi, non ha dubbi: Maravalle «aveva l’obbligo, per permettere una esatta valutazione, di evidenziare la grave patologia che lo affliggeva». Le dichiarazioni dei coniugi, sempre secondo il gup, hanno determinato «una falsa attestazione» da parte dell’assistente sociale e della psicologa: «Dichiarazione resa da pubblici ufficiali, capace, successivamente, di indurre in errore il Tribunale per i Minorenni sulla effettiva capacità genitoriale di Maravalle». Il gup parla anche del ruolo degli atri due imputati e sottolinea che Iachini «nella fase prodromica all’adozione rilasciava una certificazione nella quale attestava che Maravalle era esente da imperfezioni organiche o da difetti fisici o psichici».

Il giudice evidenzia poi che i coniugi, a differenza del carteggio trasmesso al Tribunale per i minorenni, tra la documentazione prodotta al Servizio di medicina legale, avevano allegato anche il certificato redatto da Panzieri il 17 agosto del 2009 nel quale era indicato che Maravalle «è in terapia per disturbo psicotico atipico». Malgrado ciò, «Iachini sottoscriveva una certificazione nella quale», scrive Colantonio, «attestava che Maravalle era esente da imperfezioni organiche e da difetti fisici e psichici».

Panzieri, invece, avrebbe redatto un certificato dove attestava «patologia non rilevata» in evidente contrasto rispetto alla certificazione sottoscritta nel 2009. «Ciò posto», afferma il gup, «si rileva pacifico che la patologia di Maravalle, che era ben conosciuta dai sanitari certificanti, veniva celata e non resa nota sia all’assistente sociale ed alla psicologa intervenuti nella pratica di adozione, che al Tribunale per i Minori».

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