Marcinelle, sì al Dna delle vittime

28 Ottobre 2021

L’associazione familiari ottiene la riesumazione dei 17 minatori rimasti senza nome

MANOPPELLO. «Enconnu»: sconosciuto. È la scritta sulle lapidi di 17 minatori seppelliti 65 anni fa nel cimitero belga di Marcinelle.
Di loro si conoscono sono le generalità, ma manca l’attribuzione del nome per ogni bara. Da anni si è sperato che si potessero riesumare e procedere al riconoscimento tramite il Dna. «E due giorni fa questo è avvenuto», comunica con viva soddisfazione Nino Domenico Di Pietrantonio, presidente dell’associazione Vittime del Bois du Cazier Marcinelle di Lettomanoppello, che nella tragedia perse il papà. «Speriamo che finalmente si possano trovare risposte positive. Ciò che sappiamo è che i resti, deposti in casse di zinco, sembrerebbero ancora ben conservati, dopo tutti questi anni, e dunque idonei per l’esame diagnostico del riconoscimento, che non fu possibile all’epoca». Ci sono voluti dunque 65 anni, e la caparbietà e determinazione del professor Michele Cicora, orfano di Marcinelle, nel perseverare a lavorare per superare le barriere burocratiche del Belgio e riuscire finalmente a ottenere le necessarie autorizzazioni.
Delle 17 vittime, dodici sono italiani di cui 8 abruzzesi e sette di diverse nazionalità europee. Ecco i nomi che, se le indagini diagnostiche lo renderanno possibile, saranno assegnati alle rispettive bare: gli italiani Eligio Di Donato di Roccascalegna, Eduardo Romasco di Manoppello, Secondo Petronio di Castel del Monte, Dante Di Quilio di Alanno, Edmondo Cirone di Farindola, Pasquale Ferrante di Lettomanoppello, Rocco Ceccomancini e Francesco Martinelli di Turrivalignani, Francesco Cicora di San Giuliano di Puglia, Pietro Basso di Fiume Veneto, Michele Granata di Ferrazzano, Pompeo Bruno di Racale, con i colleghi di altre nazionalità Francois Allard, Oscar Pellegrims, Reinhold Heller, Ammar Belamri e Nikolaos Katsikis. «Il nostro appoggio al professor Cicora», riprende Di Pietrantonio, «è stato costante e abbiamo collaborato con lui nella ricerca di ogni notizia che sarebbe potuta essere utile per il fine che da tempo ci siamo prefissati. Ridare un’identità è stata una nostra prerogativa da sempre», conclude Di Pietrantonio, «e in tutti questi anni siamo stati impegnati, sollecitando anche le autorità italiane, per poter raggiungere questo obiettivo».