Mare-Monti, D’Alfonso rinuncia alla prescrizione

E la Procura indaga il super teste Giuseppe Cantagallo per tentata estorsione In una mail al presidente della Regione chiese 130mila euro per non testimoniare
PESCARA. Rinuncia alla prescrizione nel processo Mare-Monti. La richiesta è stata presentata dai legali del governatore Luciano D'Alfonso, prosciolto per intervenuta prescrizione nell’inchiesta avviata nel 2008 in relazione alla realizzazione della variante di 12 chilometri nel comune di Penne.
Un ricorso (presentato 4 giorni dopo la sentenza dello scorso 24 aprile) che mira all’assoluzione nel merito di D’Alfonso, all’epoca accusato di falso e truffa per fatti riconducibili al suo incarico di presidente della Provincia tra il 1995 e il 1999.
Una mossa molto rara nelle aule dei tribunali, dove difficilmente gli imputati rinunciano al sicuro rifugio della prescrizione che cancella i reati a causa del trascorrere del tempo.
E a margine della stessa inchiesta svolta dai Forestali nel 2008 e che portò ad arresti, sequestri e a indagati per corruzione tra funzionari pubblici, politici e imprenditori, gli stessi carabinieri forestali l’altro giorno hanno notificato a Giuseppe Cantagallo, il super testimone del processo, un avviso di garanzia per tentata estorsione ai danni di D’Alfonso.
Un tentativo di estorsione che si sarebbe consumato con la mail che lo scorso 16 novembre, cinque giorni prima di comparire in Tribunale, Cantagallo scrive a D’Alfonso.
L’oggetto del documento è “Segnale di pace”. E vi si legge: «Credo che sia arrivato il momento di mettere da parte i vecchi rancori. Ragion per cui», scrive Cantagallo a D’Alfonso, «avendo ricevuto l’avviso di comparizione in Tribunale, se tu vuoi che non venga penso che sia arrivato il momento che tu mi liquidi la somma di euro 130mila sul conto che ti indico».
Seguono l’Iban di Cantagallo e, dai carabinieri, la denuncia di D’Alfonso nei confronti di Cantagallo. Di qui l’avviso di garanzia che i carabinieri forestali gli hanno notificato l’altro giorno in quanto, come scrive il pm Annarita Mantini, Cantagallo «poneva in essere atti diretti in modo non equivoco a costringere il presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso, già imputato nel procedimento, a versargli una somma in denaro pari a 130mila euro al fine di non rendere la propria testimonianza», con la minaccia «che solo nel primo caso lo stesso avrebbe potuto evitare di rendere rappresentazione di fatti processuali pregiudizievoli alla posizione di D’Alfonso».
Cantagallo, 72enne di Penne, dopo non essersi presentato lo scorso 21 novembre, sarà ascoltato dalla Procura di Pescara il prossimo 29 marzo. Ed è stato citato con gli altri 21 testi nell’udienza del 10 aprile. (cr.pe.)
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