Mare sporco, l’estate del turismo mordi e fuggi

Balneatori, il bilancio: spiagge vuote e incassi a picco per inquinamento e meteo Cardelli: «Ora basta, si tagli la diga foranea». Tucci: « Subito lavori al depuratore»
PESCARA. Faranno fronte comune i balneatori e «alleanze con i commercianti della città»; promettono «battaglie importanti»; annunciano «incontri per studiare strategie per il prossimo anno». E assicurano: «Mai più permetteremo che la cattiva pubblicità sull’inquinamento del mare distrugga la nostra economia». Come è accaduto, invece, in questa estate. Complice il meteo capriccioso, poi, inquinamento, mareggiate ed erosione hanno rallentato il turismo del mare e fatto scappare turisti e bagnanti che, in molti casi, hanno optato per le meno costose prenotazioni giornaliere, settimanali e mensili invece di affittare l’ombrellone per l’intera stagione. È il «mare balneabile a giorni alterni» la grande preoccupazione dei titolari dei lidi che non sanno più cosa inventarsi, tra feste, eventi musicali, matrimoni in spiaggia e materassini galleggianti, per trascinare la gente in spiaggia. Spiagge sempre più deserte perché in acqua non si può andare, gli stabilimenti, quest’anno, si «salvano grazie ai ristoranti, per fortuna, sempre pieni».
Stefano Cardelli, titolare di Nettuno, annuncia per il prossimo 11 settembre un incontro dei balneatori «per mettere le basi della prossima stagione. Mai più permetteremo ciò che è accaduto quest’anno con i dati ballerini sull’inquinamento. Stiamo unendo le forze con i commercianti per indicare la strada alle istituzioni e le priorità sono lo sfondamento della diga foranea, il potenziamento dei depuratori, la risoluzione degli scarichi a mare abusivi. La barzelletta delle ordinanze sui divieti di balneazione non deve più esistere».
Si dicono pronti a tutto per «non dover più giustificare ai clienti se il mare è sporco o pulito, nel raggio di pochi metri, a causa delle correnti. Una fatica incredibile malgrado l’esibizione di certificati di eccellenza», puntualizza Francesca Caldarelli Liuzzi, dello stabilimento Penelope a mare, sempre più wedding beach, «il messaggio che sta passando ai pescaresi è che il mare è sporco e non si convincono neppure se è pulito. Abbiamo intenzione di fare rete e coinvolgere società private di livello nazionale che ci monitorizzino la balneabilità perché non ci fidiamo dei dati istituzionali e di investire nella promozione turistica della riviera pescarese, che tutti ci invidiano, ma che non è valorizzata, così come l’intera regione».
Il Lido Azzurro di Sebastian Clivio e Giuseppe Bellante, un passato nel settore bancario e hospitality, primo anno al comando del lido, fa il pieno «anche col tempo cattivo e il mare inquinato» con olandesi, francesi, tedeschi, americani, napoletani, veneti e milanesi «la nostra forza è la comunicazione in madrelingua, chiudiamo in positivo».
Pierluigi Tucci, Il Moro e Lido Pinalba, al 38° anno di attività, si arrende alla «tempesta perfetta: la crisi, il meteo e l’inquinamento ci hanno costretto a una stagione non facile, ma possiamo farcela ristrutturando i depuratori e realizzando nuovi alberghi con almeno 200 posti letto in più sul mare». Intanto Il Moro, insieme a Stella Marina, Tahiti e Antille, si sono finanziati i pontili antierosione «che stanno dando ottimi risultati». Attualmente ne funzionano tre, altrettanti, posizionati tra i vari stabilimenti, sono in costruzione.
Giampiero Di Benedetto, gestore di Tahiti, il lido di Jarno Trulli, chiede agli amministratori «perché i turisti devono scegliere Pescara per le loro vacanze»e sciorina le negatività: «Il mare inquinato, la carenza di parcheggi, la movida violenta, i locali notturni costretti a chiusure anticipate». La sua idea di turismo è anche la restituzione alla collettività, come «quando trenta anni fa c’era il camping», di un pezzo antistante lo stabilimento della pineta di Santa Filomena: «Da 7 anni chiediamo alle amministrazioni la gestione della pineta per farne un’area turistica, ma nessuno ci risponde». E Trulli che ne pensa di questo modo di fare turismo? «Che conviene investire all’estero». Al contrario di quanto accade a Le Antille di Rossella Renzetti, 30 anni di attività fondata dai genitori Gino e Luigina: «La nostra clientela è locale e storica. Famiglie di Moscufo, Penne e Spoltore, oltre che di Pescara, con i figli che sono cresciuti da noi. L’erosione ci ha costretti a decapitare le prime due file di ombrelloni, ma il pontile ci sta dando ottimi risultati». Questa estate a Le Antille sono andati forti i «pomodoni», materassini colorati e fissati sul fondo del mare per prendere la tintarella galleggiando sull’acqua.
Il Pepito beach di Piero e Massimo Troiani, padre e figlio, può contare sulle prenotazioni stagionali e fisse dei turisti belgi, peccato che le vacanze quest’anno siano state rovinate dal meteo capriccioso: «Se ogni fine settimana è cattivo tempo è difficile fare turismo».
La strategia vincente per rimanere a galla di Gabriele Straccini, titolare de Le Naiadi, sono le prenotazioni giornaliere, settimanali e mensili «sempre più in aumento rispetto alle stagionali» conclude il balneatore che chiede lo sblocco dei veti delle normative europee «per far ripartire gli investimenti».
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