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Maria uccisa da un colpo, disposta la perizia psichiatrica per il killer

3 Settembre 2026

Il 43enne sotto accusa si è costituito: ha sparato 40 volte. Ecco le ultime sull’omicidio della 22enne abruzzese a un rave in Svizzera

CITTÀ SANT’ANGELO. Un atto di follia omicida per mano del 43enne, di nazionalità svizzera, arrestato lunedì. Questa la pista seguita dagli investigatori, così come emerso nella conferenza stampa indetta ieri dalla polizia cantonale di Argovia per far luce sulla sparatoria avvenuta quasi al termine del rave party ad Aarau, nella notte tra sabato e domenica. L’unica vittima, Maria Spinelli (22enne di Città Sant’Angelo), è stata raggiunta da un solo proiettile al torace, che ha colpito organi vitali. Le cause della morte della giovane, che da alcuni mesi si era trasferita a Oftringen, cittadina poco distante da Aarau, sono state chiarite dalle autorità svizzere, che hanno fornito anche ulteriori dettagli sull’attacco: l'uomo si sarebbe recato nei pressi del luogo del crimine con la propria auto e avrebbe sparato oltre 40 colpi contro la folla con un fucile, poi sarebbe scappato verso il parcheggio per sparare nuovamente con una pistola e avrebbe preso di mira anche un'auto, che si stava allontanando dalla zona.

Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti il comandante della polizia cantonale Michael Leupold, il responsabile generale delle operazioni Matthias Schildknecht e il procuratore capo competente per Lenzburg-Aarau Christoph Rüedi. In base al bilancio definitivo fornito, cinque persone hanno riportato ferite da arma da fuoco, ma c’è anche un sesto ferito, che si è presentato alla polizia soltanto lunedì. Due dei feriti sono ancora ricoverati in ospedale. «L’uomo arrestato lunedì è la persona che alle 2.30 di domenica all’ippodromo di Schachen ha sparato dei colpi di arma da fuoco sulla folla», ha esordito Leupold. «Si è trattato di un gesto folle, sono pertanto state escluse le piste dell’attentato terroristico e dell’atto criminale». Il 43enne è un cittadino svizzero residente nel canton Giura. L’uomo si è costituito al posto di polizia di Delémont. Ha informato le autorità che da tempo non è in buone condizioni di salute e ha fornito informazioni sui fatti, come illustrato dal procuratore Christoph Rüedi.

Le indicazioni sul proprio stato di salute, secondo il Procuratore, suggeriscono un possibile disturbo psichico. Sarà dunque disposta una perizia psichiatrica. Non è ancora chiaro il movente. I reati ipotizzati sono: omicidio intenzionale (in parte tentato), assassinio, plurimo pericolo di vita e violazione della legge sulle armi. L’uomo ha agito da solo, fanno sapere le autorità. Il 43enne aveva svolto il servizio militare come cuoco di truppa ed era stato congedato nel 2013. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, il 43enne ha raggiunto in auto un parcheggio e da lì si è diretto a piedi verso l'area dell'ippodromo dove era in corso la festa. «Ha sparato oltre 40 volte con un fucile d'assalto sulla folla», ha spiegato Schildknecht. L'arma utilizzata era un kalashnikov. L'uomo avrebbe aperto il fuoco dall'esterno dell'area dell'evento, senza prendere di mira persone specifiche. Dopo la prima sparatoria, è tornato verso il parcheggio e ha esploso altri colpi con una pistola. Ha sparato anche contro auto con alcune persone a bordo: nessuno degli occupanti è rimasto ferito.

Poi si è dato alla fuga. Le armi, trovate nel bagagliaio dell’auto, erano detenute legalmente. Un aspetto quest’ultimo su cui vuole fare chiarezza l’avvocato Bruno Gallo, che difende la famiglia paterna della vittima. Ieri la salma di Maria Spinelli è stata rilasciata dalla Procura ai famigliari. Restano gli adempimenti burocratici per il rimpatrio, il cui via libera potrebbe avvenire tra oggi e domani. Gulmira, madre della vittima, di fronte alle dichiarazioni degli inquirenti «ha preso atto del fatto che la vita di sua figlia sia stata spezzata da un gesto folle», riferisce l’avvocato Antonella Crudeli. «Vedere il killer non le ridarà sua figlia, dice la mia assistita. La sua priorità al momento resta quella di riportare la salma a casa». Per l’avvocato Gallo, «le informazioni emerse non consentono di considerare conclusa la ricostruzione dei fatti. L’ipotesi di un gesto riconducibile ad una presunta follia omicida non può esaurire ogni interrogativo né sostituire un accertamento puntuale. La famiglia chiede che le indagini proseguano con rigore».

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