Marinelli libero dopo tre mesi ma niente affari con il pubblico

Revocati gli arresti domiciliari all’86enne imprenditore accusato di corruzione e turbativa d’asta Ma adesso, per un anno, scatta il divieto di contrattare con aziende sanitarie e amministrazioni
PESCARA. Dopo 87 giorni passati agli arresti domiciliari nella sua villa di Montesilvano, Vincenzo Marinelli, l’86enne imprenditore della sanità privata (noto in ambito sportivo anche per il suo incarico di accompagnatore della Nazionale di calcio under 21), principale protagonista dell’inchiesta sulle presunte gare pilotate alla Asl di Pescara, torna in libertà. Lo ha deciso ieri il gip Antonella Di Carlo che ha sostituito quella misura più pesante con un’interdizione che impedirà a Marinelli di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno, impedendo così che l’imprenditore, che ha da tempo lasciato le cariche societarie del suo gruppo, possa tornare in pista creando nuove società. Gli arresti domiciliari per i 5 indagati scattarono il 14 giugno scorso: insieme a Marinelli, furono arrestati il suo autista-factotum, Graziano Canonico, la dirigente Asl Tiziana Petrella e il funzionario Antonio Verna, e l’imprenditore lancianese Fabio Tonelli, coinvolto per una gara che riguardava l’acquisto di mascherine durante la fase più critica dell’emergenza Covid. Nessuno dei cinque accettò di sottoporsi all’interrogatorio di garanzia da parte del gip, ma nonostante questo, qualche settimana più tardi per tre di loro, Petrella, Verna e Canonico, arrivò la revoca dei domiciliari. Per i due dipendenti Asl i giudici aquilani del tribunale del Riesame optarono per una misura interdittiva e cioè sostituendo i domiciliari con la sospensione per un anno dall’attività lavorativa per evitare ogni possibile, eventuale inquinamento delle prove. Per il solo Canonico, invece, i giudici disposero la revoca dei domiciliari senza nessun altro provvedimento: questo fondamentalmente perché i suoi legali spiegarono ai giudici che Canonico era soltanto un dipendente di Marinelli, che gli faceva da autista e factotum e quindi non aveva nessun potere decisionale e non poteva incidere in nessuna maniera sulle scelte fatte dal suo datore di lavoro. Tonelli fece invece ricorso in appello e anche a lui fu sostituita la misura con il divieto di contrattare per un anno con la pubblica amministrazione. Per Marinelli, invece, c’era stato il rigetto della revoca delle misure presentata dal suo legale, Augusto La Morgia, che aveva comunque evidenziato al Riesame il fatto che Marinelli avesse lasciato tutte le cariche societarie del suo gruppo, società che avevano rapporti di agenzia con le multinazionali che parteciparono alle gare finite nel mirino del pm Andrea Di Giovanni. Ma il possibile inquinamento delle prove poteva comunque esistere in quanto l’imprenditore è coinvolto in almeno altre tre tranche dell’inchiesta che la procura non ha ancora definito. E sono i filoni che riguardano l’acquisto di bus elettrici, di alcuni macchinari finiti all’ospedale di Chieti e infine i rapporti di Marinelli con i vertici dell’Agenzia delle entrate: filoni che coinvolgono ancora un folto numero di indagati, fra cui alcuni esponenti politici.
Nell’ordinanza che fece finire Marinelli e gli altri ai domiciliari, venivano indicati in totale 12 indagati fra cui alcune figure di spicco della politica e altri dirigenti Asl, medici, e personaggi legati alle società coinvolte. Per tutti viene contestato il reato di turbativa d’asta in relazione a 5 specifiche gare milionarie, mentre per Marinelli, Canonico, Petrella, Verna e Pasquale Sentenza, il contabile dell’imprenditore, anche il reato di corruzione.
Con quest’ultima decisione del gip su Marinelli potrebbe considerarsi chiuso questo filone d’inchiesta, per cui il magistrato Di Giovanni potrebbe decidere di stilare l’avviso di conclusione delle indagini per poi presentare al gup la richiesta di rinvio a giudizio: passaggi che potrebbero concludersi non prima di un paio di mesi.
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