Marsilio-D’Amico, la sfida per conquistare la Regione

Il governatore uscente e l’ex rettore si contendono l’incarico di presidente Gli elettori sono oltre 1,2 milioni, ma per i sondaggi andrà a votare la metà
PESCARA. Stesso obiettivo ma strade diverse da percorrere. Marco Marsilio, presidente uscente e ricandidato alla Regione dal centrodestra, punta a fare il bis, sfatando la statistica che non ha precedenti del genere in Abruzzo. Su Luciano D’Amico, invece, pesano le aspirazioni del centrosinistra nazionale che vede in lui il candidato del riscatto contro il governo centrale. Le elezioni del 10 marzo in Abruzzo, la regione dove è partita cinque anni fa la scalata di Giorgia Meloni, sono un laboratorio che può cambiare le sorti politiche d’Italia.
La madre di tutte le sfide è cominciata alle 12 di ieri quando è scaduto il termine per presentare le liste, ora al vaglio della Corte d’appello dell’Aquila. In totale sono 12, ciascuna con 29 candidati suddivisi per province, sette nell’Aquilano, nel Pescarese e nel Teramano, e otto nel Chietino. È un esercito di 348 aspiranti consiglieri: 174 per ciascuno dei due candidati presidenti. Ma solo in 31 varcheranno la soglia dell’Emiciclo, suddivisi in 18 esponenti di maggioranza (17 consiglieri più il presidente eletto) e 13 d'opposizione (12 più il candidato presidente non eletto).
IL LEGAME CON LA PREMIER
La politica per Marsilio è una passione che arriva molto presto, già dagli anni del Liceo, e resta una costante in tutta la sua vita. Intorno al suo nome ha compattato il centrodestra sin dal 2019 diventando il primo presidente di Regione di Fratelli d’Italia. Si ripropone alla guida della Regione guidando una coalizione composta da FdI, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, Democrazia Cristiana-Udc-Idea, e lista Marsilio presidente. Cinquantasei anni il prossimo 17 febbraio, Marsilio è nato a Roma, ma i suoi genitori sono di Tocco da Casauria, dove il padre, costretto a lasciare l’Abruzzo in cerca di lavoro, è tornato a vivere da pensionato. Laureato in Filosofia alla Sapienza, è sposato e ha una figlia. È stato eletto alla Camera dei Deputati nel 2008, e al Senato nel 2018. L'11 febbraio 2020 viene eletto vicepresidente del Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei (ECR), di cui Fratelli d'Italia fa parte, al Comitato delle Regioni dell'Unione Europea, nel 2022 ne diventa presidente. Un mese fa, intervenendo a Chieti durante la presentazione del libro-intervista alla premier Meloni scritto da Alessandro Sallusti, ha rivelato: «Giorgia aveva 16 anni quando per la prima volta è entrata in una sezione di partito. C’ero io ad accoglierla».
L’ECONOMISTA ACCADEMICO
D’Amico è nato il 3 gennaio 1960 a Torricella Peligna, in provincia di Chieti. Da poco ha compiuto 64 anni. I suoi genitori, da contadini, hanno intrapreso la strada del piccolo commercio di prodotti per l’agricoltura. E lui si dichiara orgoglioso delle sue umili origini, considerandole un valore aggiunto in quanto radicate nella conoscenza concreta del valore del sacrificio e del lavoro. Il suo progetto di vita si è sviluppato nell’ambito accademico: laureato in Economia e Commercio all’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, assegnista di ricerca, ricercatore, professore associato e, infine, ordinario, per poi essere eletto Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione e Rettore all’Università di Teramo. D’Amico ha ricoperto, inoltre, l’incarico di Presidente dell’azienda di trasporto pubblico regionale Arpa, con l’obiettivo raggiunto di risanarne i conti in un momento di transizione e fusione che ha dato origine a Tua. Non viene dalla politica. Ed è questo il motivo che ha messo d’accordo l’ampia coalizione che lo sostiene composta da Partito Democratico, M5S, la civica Abruzzo Insieme, l’Alleanza Verdi Sinistra, Azione-D'Amico-Socialisti Popolari Riformatori e infine Riformisti e Civici, in cui troviamo Abruzzo Vivo. Una squadra che rievoca un precedente del 1995 quando Antonio Falconio, appoggiato dalla più ampia delle coalizioni, ribattezzata Abruzzo Democratico, conquistò la Regione battendo il centrodestra di Piergiorgio Landini per un nonnulla: 48,22% contro il 47,21%. Meno di un punto cambiò i pronostici.
QUANTI VOTI SERVONO?
Gli aventi diritto al voto sono un milione e 200mila dei quali, secondo i sondaggi, solo la metà andrà alle urne. Quindi si prevedono circa 600mila voti effettivi che, escluse bianche e nulle, divisi per i posti in consiglio, ci portano a dire che occorrono almeno 18mila preferenze a livello regionale per conquistare un seggio. L’asticella è il 3%. Chi si ferma al primo step avrà un consigliere. Chi arriva al 30% ne avrà dieci. Queste la matematica di base. Il resto è compito della forza dei candidati che corrono per Marsilio oppure D’Amico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

