Marsilio: ridurre i contagi per evitare altre chiusure

Il presidente della Regione: «La divisione dell’Italia in tre zone non mi convince Sugli spostamenti tra regioni e sugli orari dei ristoranti si poteva fare meglio»
L'AQUILA. Il momento è critico. Con i dati del contagio in crescita e il virus che non interrompe la sua corsa, in Abruzzo come nel resto d'Italia, la soglia di allerta è elevata. In oltre due ore di confronto con il premier Giuseppe Conte, i governatori hanno cercato di capire quali scenari futuri si apriranno nei vari territori e hanno avanzato le loro proposte. Per il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, sarebbe stata opportuna qualche "limatura" in più: rivedere il testo, in particolare sul blocco a macchia di leopardo della mobilità interregionale e sulle chiusure di bar e ristoranti, nelle zone in fascia arancione. «Due capitoli su cui si sarebbe potuto fare di più e meglio».
Presidente, com'è andato il confronto con il Governo sul nuovo Dpcm?
«Siamo stati convocati inizialmente alle 15, poi la riunione è stata posticipata alle 17. Si è aperto un veloce giro di tavolo con i 20 governatori sul contenuto del Dpcm, che nel frattempo ci era stato consegnato, e sui possibili correttivi. A margine della riunione è stato chiesto di formulare le nostre osservazioni, ma i tempi erano strettissimi. È complesso sviscerare un decreto in breve tempo. Come presidenti di regione avevamo chiesto cose diverse, una linea d'azione univoca, su tutto il territorio nazionale. Il Governo ha deciso diversamente, dividendo l'Italia in tre fasce, secondo l'indice di rischio su 21 parametri e i dati trasmessi dalle Asl, che danno l'esatta proporzione del contagio».
La formula delle tre zone, gialla a basso rischio, arancione a medio rischio e rossa per l'asticella più elevata, la convince?
«Non del tutto. A partire del blocco della mobilità interregionale a macchia di leopardo. In questo modo anche le regioni gialle verranno penalizzate, se limitrofe a zone rosse o arancioni. Pensiamo solo alla mobilità dell'Abruzzo da e per le Marche o agli spostamenti verso il Lazio. Si potrebbero creare problemi nelle aree di confine».
Ritiene sufficienti i provvedimenti assunti dal Governo per le zone arancioni?
«L'unica misura sostanziale che scatta, per le regioni in fascia media, è la chiusura di bar e ristoranti, mentre tutte le altre attività resteranno aperte. Chi è fuori casa, al lavoro tutto il giorno, dove dovrebbe mangiare? Sarebbe stato più opportuno lasciare aperti ristoranti e bar a pranzo e, ad esempio, decidere di chiudere tutte le attività simultaneamente, alle 18 o alle 19. Invece, con lo scatto in zona arancione, continueranno a pagare sempre le stesse categorie, quelle già colpite in passato. Suona come una sorta di accanimento».
E il coprifuoco dalle 22?
«Per le zone gialle, non ne vedo l'efficacia, data la situazione. Meglio un coprifuoco leggermente anticipato come orario, nelle aree a rischio maggiore dove, comunque, buona parte delle attività resteranno aperte. Serrare solo la ristorazione equivale a creare problemi a quel comparto e a tutti i lavoratori che, normalmente, si fermavano a pranzo fuori. Una fascia arancione gestita diversamente sarebbe stata più equa».
Qual è la situazione in Abruzzo?
«Si registra un peggioramento della curva dei contagi in tutta Italia, non solo in Abruzzo. È una tendenza in crescendo, giorno dopo giorno, che va invertita per evitare il rischio di misure più restrittive. La classificazione delle regioni è oggettiva, sulla base dei parametri stabiliti e dei dati che le Asl trasmettono al ministero della Sanità. Quando l'Rt (l'indice di contagio del virus) supera 1,5 la soglia di allerta si alza, fino ad arrivare al rischio più elevato, quello delle aree definite "rosse". Non sono le Regioni a stabilire quando un territorio entra o esce da una fascia: lo slittamento avviene in automatico, sulla base di dati oggettivi».(m.p.)
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