Marsilio ritenta: entro marzo nuova legge elettorale pronta

14 Novembre 2024

La riforma si rimette in moto: se fosse già attuata Quaresimale, Febbo e Zinni sarebbero eletti

L’AQUILA. Se la riforma fosse stata approvata prima di marzo 2024 oggi, in Consiglio regionale, siederebbero Pietro Quaresimale (Lega), Mauro Febbo (Forza Italia) e Carla Zinni (Fratelli d’Italia). Invece sono rimasti fuori nonostante una marea di voti personali. Sembra un gioco ma non lo è. Il collegio unico regionale cambierebbe, da così a così, la geografia politica abruzzese. Lo vuole il presidente della giunta, Marco Marsilio, che lo scorso anno subì lo stop anche da una fetta della maggioranza. Ora ritenta e annuncia: «Approvazione entro il primo anno di questa legislatura». Marzo 2025. Lo ha detto ieri durante l’audizione in “Commissione Statuto”.
L’iter della riforma elettorale è ripartito. Il presidente della Commissione, Daniele D’Amario, ha coordinato il dibattito al quale hanno partecipato Massimo Verrecchia, Carla Mannetti e Marianna Scoccia, per il centrodestra; Luciano D’Amico, Silvio Paolucci, Alessio Monaco, Giovanni Cavallari, Enio Pavone e Francesco Taglieri per il centrosinistra. Preoccupazioni sono state espresse circa la sostenibilità dei costi, per i candidati, della campagna elettorale su scala regionale, così come è arrivata la richiesta di prevedere meccanismi che permettano l’equa rappresentanza dei territori, specie delle aree interne e meno popolose. Il presidente D’Amario, infine, ha invitato i Commissari a presentare le proposte per nuove audizioni, indicando il 21 novembre come data limite.
La proposta della nuova legge elettorale porta la firma di Marsilio e si compone di 15 articoli. Le principali novità riguardano l'introduzione del collegio unico regionale, con l'abolizione delle quattro circoscrizioni attuali; l'introduzione della tripla preferenza di genere (due uomini e una donna oppure due donne e un uomo); l'elezione alla carica di consigliere regionale dei primi due candidati alla carica di presidente della giunta non risultati eletti (attualmente ne entra uno solo), collegati ad una singola lista o a una coalizione di liste che abbiano ottenuto almeno due seggi; l'assegnazione dei seggi, con il criterio proporzionale, alle coalizioni di liste e alle liste non unite in coalizione sulla base delle rispettive cifre elettorali, in sostanza calcolando la somma dei voti validi.
Infine, un consistente ampliamento del numero di candidati di lista, che passerebbero dagli attuali 30 a 45, e una modifica nei complessi calcoli per l’assegnazione dei seggi con criterio proporzionale. La proposta di legge, si diceva, è naufragata tre mesi prima delle elezioni di marzo 2024. Non c’era più tempo per cambiare le regole del gioco.
Lo stesso Marsilio ha però detto, subito dopo la riconferma, che sarebbe stata una priorità del suo mandato bis.
La grande novità è rappresentata dall’introduzione del collegio unico: è stato questo un terreno di scontro, con le opposizioni e parte della maggioranza che, nel 2023, hanno obiettato che la nuova legge favorirà i candidati delle aree più popolose della regione, ovvero della costa, a discapito delle aree interne, che hanno meno elettori. Un pilastro, quello del collegio unico, che per Marsilio rappresenta invece "l'antidoto" contro i campanilismi e i localismi.
Nella scheda introduttiva della proposta di legge si evidenzia come «il collegio unico elettorale consente di prefigurare un sistema nel quale un candidato possa sottoporsi al giudizio di tutti i cittadini della regione indipendentemente dal territorio di appartenenza» e «permette di superare quella frammentarietà che caratterizza il nostro tessuto regionale e che molto spesso impedisce di creare sinergie in un ottico di sviluppo e crescita».
Inoltre, «l’abolizione delle quattro circoscrizioni elettorali rappresenta un passo in avanti per poter migliorare ulteriormente la qualità dell’azione del Governo regionale, dal momento che i consiglieri che saranno eletti e gli stessi assessori regionali potranno farsi carico di problemi che vanno al di là dei rispettivi contesti territoriali uscendo dalla logica degli eccessivi campanilismi».
Il premio di maggioranza, previsto nella legge, non andrà a sommarsi ai seggi conquistati dalla maggioranza in misura tale da "comprimere", in maniera illegittima, la rappresentanza della minoranza.
Il meccanismo della nuova legge prevede, infatti, che il premio scatti solo come correttivo, nel caso in cui la maggioranza non abbia conquistato almeno 18 seggi (pari al 60%). Alla minoranza rimane il restante 40% dei seggi.
«L’eliminazione del tetto», ha spiegato Marsilio «oltre a rappresentare un fatto tecnico di adeguamento della normativa alla realtà attuale, obbedisce anche all’esigenza di prevenire una distorsione in senso contrario: sarebbe assurdo che, se una maggioranza conquistasse con il consenso popolare più di 18 seggi, dovrebbe rinunciarvi a vantaggio della rappresentanza della minoranza. In riferimento al numero dei candidati delle liste, la legge specifica che «in nessuna maniera incide o condiziona il riparto dei seggi: riparto che avviene separatamente e senza alcuna relazione con la lunghezza della lista».
Ecco quale sarebbe stato il Consiglio regionale se la legge fosse stata approvata prima del 2024. FdI: Mario Quaglieri, Paolo Gatti, Tiziana Magnacca, Nicola Campitelli, Verrecchia, Umberto D’Annuntiis, Francesco Prospero, Zinni. Pd: Antonio Blasioli, Paolucci, Sandro Mariani, Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci, Anna Bosco. Foraza Italia: Roberto Santangelo, Lorenzo Sospiri, D’Amario, Febbo. Abruzzo Insieme: Americo Di Benedetto, Cavallari. Lega: Emanuele Imprudente, Quaresimale. M5S: Erika Alessandrini, Taglieri. Marsilio Presidente: Gianni Santilli, Nicoletta Verì. Azione-Calenda: Pavone. Avs: Monaco. Noi Moderati: Scoccia. E non è un gioco.
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